Gioia Tauro

"Non voglio che mio figlio finisca nella 'ndrangheta"

Portuale si appella a Renzi. Nel corso dell'intervista il figlio dell' operaio scoppia in lacrime

Accorato sfogo di un operaio "carrellista" di Gioia Tauro, uno dei 400 lavoratori a rischio licenziamento che, in una intervista a Klaus Davi nell’ambito di un'inchiesta sul porto calabrese, prodotta dal network reggino RTV, lancia un appello alla politica e al segretario del Pd. L'uomo si è appellato all’ex premier Matteo Renzi affinché il governo intervenga immediatamente per evitare che ci sia anche un solo lavoratore lasciato a casa a Gioia Tauro.


“Quello che succederà è una tragedia: 400 padri di famiglia perderanno il posto di lavoro, 400 famiglie non avranno più la loro principale fonte di reddito perché in Italia già avere una doppia fonte di reddito con il lavoro è difficilissimo. Al Sud Italia averne una è una cosa impensabile quindi ciò che noi abbiamo oggi lo vogliamo difendere con le unghie e con i denti, perché creare lavoro è difficile. Averlo e perderlo è una tragedia immane. Io vorrei dire una cosa a Matteo Renzi. Matteo tu conosci benissimo la nostra situazione e puoi capire. Conosci la situazione dei portuali a Gioia Tauro, perché qualche anno fa eri al governo e sai benissimo la tragedia che noi da anni stiamo vivendo. Vorrei solo chiederti una cosa, anzi ce ne sono tante di cose che vorrei dirti. Quello che voglio dirti dal profondo del cuore è questo: guarda, Matteo, questo è mio figlio, è partito con me ieri alle 11 di sera da casa. Ha affrontato un viaggio lunghissimo, ha solo 10 anni. Quello che vorrei chiederti è quale futuro regalare a mio figlio, Matteo, lo vogliamo dare in mano alla ‘ndrangheta? Perché non lo permetterei mai, fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita. E voi che siete lì al governo, Matteo, che avete la possibilità di far cambiare le cose, dandoci una mano concreta, perché la mafia è forte solo quando voi consentite alla mafia di fare i forti, perché altrimenti la mafia non è forte e noi siamo qua oggi per dimostrarlo. Questo è mio figlio, Matteo, ha 10 anni e deve avere un futuro e siete voi che dovete garantire questo futuro a mio figlio, perché io lo difenderò con le unghie e con i denti, fosse l’ultima cosa che faccio".


Pronunciate queste frasi il figlio dell’operaio è scoppiato a piangere. Il padre lo ha abbracciato e baciato per poi commentare: “Basta, penso che questa sia l’immagine più eloquente di tutte. Questo vi rappresenta, questo bambino che sta piangendo ha 10 anni ed è il ringraziamento che voi vi meritate, è questo il ringraziamento che vi meritate".

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