Messina

Stroke Unit, proposta una mediazione

Sulla polemica nata dopo il documento dei neurologi del Policlinico riguardo l'apertura all’Irccs Neurolesi Piemonte di una unità operativa per trattare l’ictus interviene oggi il commissario della struttura universitaria che getta acqua sul fuoco.


Assolutamente sereno il commissario del Policlinico Michele Vullo nel commentare quanto sta accadendo in questi giorni in città sulla polemica nata dalla notizia che l’Irccs Neurolesi Piemonte aprirà una unità operativa per trattare l’ictus. Una serie di comunicazioni in cui in sintesi i cinque professori neurologi del Policlinico: Girlanda, Longo, Musolino, Toscano e Vita hanno giudicato inutile e persino dannosa una stroke unit al Piemonte perché comprometterebbe un percorso veloce e ottimale ormai consolidato negli anni per trattare questi pazienti che affetti da ictus ischemico o emorragico possono aver bisogno di essere trattati con la neuroradiologia interventistica endovascolare.

Solo intervenendo entro 4 ore, così come definito dai protocolli rigorosi dettati dal Ministero della Sanità, si possono ottenere gli esiti migliori. Cosa che al Piemonte non può essere garantita, sostengono. Si tratta di una scelta antieconomica ai fini di quanto previsto dal decreto Balduzzi, che prevede un centro Hub come quello del Policlinico ogni milione di abitanti, scelta che mette a repentaglio la salute del paziente. Fin qui i professori di neuroscienze del Policlinico sui quali nelle ore successive è caduta una serie di critiche da esponenti della politica regionale e locale. A seguire una nuova comunicazione con dati più dettagliati e la richiesta di apertura di un tavolo per studiare un percorso condiviso a garanzia della salute del paziente.

“A chiarimento della nostra posizione – scrivono - ci teniamo ad affermare che non abbiamo alcun pregiudizio verso i colleghi dell’IRCCS di cui apprezziamo la professionalità, ma parlare di una nuova Stroke Unit a così poca distanza da quella del Policlinico ci sembra non razionale. E per quanto questa affermazione abbia potuto infastidire qualcuno – concludono - è nostra responsabilità, da medici e da cittadini, ricordare a tutti che di sanità si parla confrontandosi con chi opera nel settore da anni al fianco di chi combatte con la malattia”. 

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