Messina

La diversità è ricchezza

L’incontro “Suggestioni dal set” organizzato da Marco Bonardelli. Mali sociali e drammi intimi nel teatro e sullo schermo


 Considerare la diversità come ricchezza, contro ogni omologazione e semplificazione. Ebbene, tra i compiti del teatro e del cinema c’è quello di mostrare quanta bellezza possa esserci nel rapporto con l’altro. Bellezza, in questo caso, è pluralità, crescita condivisa, ampliamento delle esperienze e quindi degli orizzonti. Questo il tema della quarta edizione di “Suggestioni dal set”, organizzata dal giornalista Marco Bonardelli alla Feltrinelli Point. Si sono confrontati su “L’impatto della diversità. Mali sociali e drammi intimi nel teatro e sullo schermo” Angelo Campolo, Federica De Cola, Daniele Gonciaruk e Sebastiano Riso. Ed è intervenuto Alessandro Notarstefano, direttore della “Gazzetta del Sud”. In apertura un gradito fuori programma, il video messaggio dell’attrice catanese Miriam Leone, reduce dal recente successo della fiction Rai “Non uccidere”, che –come annunciato dalla Leone – tornerà in onda su Rai3 il prossimo 9 gennaio. Protagonista di un episodio della serie, l’attore e regista messinese Angelo Campolo ha sottolineato come in “Non uccidere” si sia tentato di mostrare come «la realtà non è quasi mai bianca onera, ma fatta d’ombre, e di zone grigie»: solo cogliendo queste sfumature diventa possibile l’avvicinarsi alla “verità” delle cose. «Il teatro può rappresentare un’importante occasione di vera integrazione», ha insistito Campolo, ricordando il progetto “Vento da sud-est”, condiviso con alcuni ragazzi del Mali e prodotto dalla DAF - Teatro dell’esatta fantasia. «Gli artisti – ha sottolineato Notarstefano – non agiscono sul potere, ma possono richiamare alla responsabilità, favorire la comprensione». È diverso «ciò che non conosciamo, e quindi ci spiazza, inquieta, mette in allarme. Eccoci costretti – ha evidenziato Notarstefano – a osservare la diversità, a fare i conti con la nostra diffidenza; e può capitarci di scoprire che un altro abiti pure in noi, e forse abbiamo rinunciato a (ri)conoscerlo. Lo “straniero” – anche quello, segreto, che abbiamo dentro – può diventare una straordinaria risorsa. Lo “straniero” vede con altri occhi, ci obbliga a “riapprendere” quel che credevamo d’avere, e per sempre, acquisito. Ci consente di reinaugurare senso, di rifondare la realtà. Sì –ha rimarcato Notarstefano –: tutto ciò è ricchezza». Cinema, teatro, fiction, permettono di affrontare temi “scomodi”: e Federica De Cola, attrice messinese, ha da poco interpretato, in “È arrivata la felicità”, Rita, giovane donna che sta per avere una figlia dalla compagna Valeria. «Ho cercato di raccontare timori, paure, difficoltà legate alla genitorialità delle coppie omosessuali in Italia – ha spiegato la De Cola – in modo garbato, senza pregiudizi». E così si aiuta la società a crescere... Con la Scuola sociale di Teatro, progetto rivolto ad attori di ogni età, Daniele Gonciaruk, attore e regista che ha raccontato le sue esperienze, soprattutto nello spettacolo “I Masnadieri” ha portato in scena emarginazione, disagio, diversità. «Ora –ha annunciato – lavoreremo sulle tragedie di Shakespeare, a partire dal Tito Andronico. Condurremo il pubblico in un... luogo particolare». Sebastiano Riso, regista catanese, non ha nascosto la sua amarezza. Il suo film “Più buio di mezzanotte”, opera prima presentata alla “Semaine de la Critique” del Festival di Cannes nel 2014, non ha avuto in Italia una degna distribuzione (come spesso accade per pellicole di valore), «scontando il peso di un Paese incapace di accogliere diversità». Al centro del film la storia di Davide, pretesto per parlare di adolescenza, libertà, e – appunto –diversità.

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