L'AZZARDO DI BERBATOV

Per andare al Fulham
il bulgaro ha osato

Fiorentina, prima, e Juventus, poi, utilizzate dall'attacante per approdare a Londra.

Berbatov
Non c'é due senza tre, ancora una volta Dimitar Berbatov ha spiazzato tutti e con un clamoroso doppio dribbling si è liberato dei suoi corteggiatori italiani per porre la firma sulla scelta più conveniente. Economicamente e non solo, se è vero che pur di giocare con la maglia del Fulham, e restare così in Inghilterra, ha accettato un sostanzioso taglio dello stipendio. Ottenendo comunque un ingaggio superiore a quanto Fiorentina e Juventus avrebbero potuto assicurargli. Ecco allora che i presunti "motivi familiari" dietro cui il bulgaro si è nascosto per giustificare il suo improvviso dietro-front lasciano il tempo che trovano. Anche perché non è la prima volta che Berbatov si rende protagonista di scelte inattese, repentine sterzate, improvvisi innamoramenti. Già nel 2001, dopo aver sostenuto le visite mediche a Lecce, prese un aereo diretto in Germania. Il giorno dopo firmava, per lo stupore sbigottito dei salentini, per il Bayer Leverkusen. Sette anni dopo, la stessa scena. Dopo due stagioni da protagonista con il Tottenham, nell'estate 2008 si scatena un'asta tra le big della Premier League per il centravanti bulgaro, un sublime mix di classe e gol. Gli Spurs si accordano con il Manchester City che pare aver vinto la concorrenza dell'Arsenal, ma proprio all'ultima ora dell'ultimo giorno di mercato, quando ormai fa buio, Berbatov viene sorpreso dalle telecamere all'ingresso dell'Old Trafford. Il suo agente si era segretamente già accordato coi Red Devils, costringendo di fatto il Tottenham ad accettare l'offerta dello United: circa 30 milioni di euro. Ma la scommessa di Sir Alex Ferguson non ha pagato i dividendi sperati perché Berbatov è rimasto un campione incompiuto, sempre in bilico tra giocate da urlo e lunghe pause agonistiche. Solitario all'interno dello spogliatoio, poco empatico con i tifosi, finché ha potuto Ferguson lo ha difeso. Per difendere soprattutto la sua scelta, e il capitale speso. Ma nonostante il rinnovo fino al 2013, firmato la scorsa primavera, il destino dell'attaccante bulgaro era ormai segnato. Lo aveva ammesso lui stesso, dichiarando al termine dell'ultimo campionato, dopo aver collezionato solo cinque presenze da titolare in Premier, che era nell'interesse di tutti la sua partenza. Lo United ha così cercato il miglior acquirente, dando per scontato - dunque sbagliando - che Berbatov avrebbe dimostrato quel minimo di gratitudine che si deve ad un club che soddisfa la richiesta di cessioni. Ma come sua abitudine, alla fine è stato Berbatov - o meglio, il suo spregiudicato procuratore, Emil Dantchev - a tenere in pugno i comandi della trattativa, giocando contemporaneamente su più tavoli. Fiorentina, Juventus, e in extremis Fulham. Come se le squadre italiane fossero servite solo per convincere i Cottagers ad accelerare con il rilancio. Che puntualmente è avvenuto. Come conferma involontariamente lo stesso Martin Jol, manager del club londinese: "C'erano tanti club interessati a Dimitar ma siamo stati bravi a prenderlo. D'altronde è sempre stato tra i miei favoriti, avevo provato ad ingaggiarlo già qualche mese fa ma non aveva funzionato. Questa volta evidentemente era il momento giusto". (ANSA)

 

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