Taormina

FilmFest 2018 ha calato il sipario ma le potenzialità sono enormi

La cerimonia nel teatro antico ultimo atto di un'edizione realizzata in maniera rapidissima

Maria Grazia Cucinotta: «Voglio che il Festival torni quello di quand’ero bambina»

FilmFest 2018 ha calato il sipario ma le potenzialità sono enormi

TAORMINA

“L’avventura”: il capolavoro di Michelangelo Antonioni – girato in gran parte tra Taormina, Messina e provincia – è il simbolo, con la splendida immagine di Monica Vitti, del 64mo Taormina FilmFest, che si è concluso ieri sera con la cerimonia di premiazione condotta da Salvo La Rosa nel Teatro Antico. E “avventura” è stata anche una delle parole più usate nella conferenza stampa finale della kermesse che – com’è noto – quest’anno è stata organizzata in maniera forzatamente rapidissima, dopo ricorsi e intoppi vari.

Tuttavia lascia grandi aspettative per l’anno prossimo, perché il FilmFest ha potuto ugualmente mostrare ben più di un “assaggio” delle enormi potenzialità, pressoché integre, che possiede. Lo hanno sottolineato tutti gli intervenuti all’incontro di bilancio dell’edizione 2018, dall’assessore alla Cultura di Taormina Francesca Gullotta, a Giuseppe Di Silvestri di Igea Banca, dai direttori artistici Gianvito Casadonte e Silvia Bizio, fino – soprattutto – ai vertici di “Videobank”, Lino Chiechio e Maria Guardia Pappalardo, che si sono assunti (materialmente) l’onere di un’organizzazione che sembrava impossibile e adesso sono legittimamente orgogliosi del “miracolo” finale.

Dal canto suo anche il segretario generale di TaoArte Ninni Panzera, testimone attivo, nei decenni, dei momenti alti e bassi del FilmFest ha espresso apprezzamento per il “clima di fiducia” che si è creato in così poco tempo alla nuova gestione di una manifestazione che, ne è convinto, «sarà una locomotiva a cui vorranno aggrapparsi tutti».

La speranza ora è che vengano velocizzate le incombenze burocratiche (auspicio anche del commissario della Fondazione Taormina Arte Pietro Di Miceli) affinché, entro settembre, i direttori artistici possano mettersi al lavoro per il 2019. In ogni caso, la Bizio e Casadonte hanno dato l’arrivederci all’anno prossimo e hanno già le idee molto chiare sul futuro. Certamente sarà confermata la competizione tra i film, tornata dopo molti anni di assenza. Si tenterà, invece, di riportare il FilmFest nell’ultima decade di giugno, periodo più favorevole rispetto a luglio per avere maggiori disponibilità da produttori e ospiti, per rilanciare il “campus” e per ripristinare la sinergia con la cerimonia dei Nastri d’argento.

Anche Maria Grazia Cucinotta, grande sostenitrice di ogni evento che si svolga al Sud e in particolare in Sicilia, ha voluto confermare, con la sua presenza all’incontro, l’apprezzamento per il lavoro svolto da tutto lo staff del FilmFest: «Mi sento a casa. Da messinese sono cresciuta con il mito del Festival di Taormina. E ogni volta è un sogno tornarci. Portare qui il cinema internazionale è una grande possibilità di confronto, una grande occasione che puoi dare ai giovani per mettersi alla prova. Sono fiera di essere qui per rappresentare la mia terra. Voglio che il Festival torni ad essere quello di quando io ero bambina». La Cucinotta ha accettato volentieri di far parte (con Martha De Laurentiis, Eleonora Granata, Donatella Palermo e Adriana Chiesa) della giuria tutta al femminile che ha assegnato i premi del FilmFest, in una serata che ha visto sul palcoscenico del Teatro Antico anche Pietro Bartòlo, il “medico dei migranti” immortalato in “Fuocoammare”, che ha ritirato il premio “Angelo D’Arrigo”, il sempre amato Michele Placido e, tra gli altri, il premio Oscar (proprio 40 anni fa, nel 1978) Richard Dreyfuss, indimenticabile protagonista dello “Squalo” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, ultimo “big” internazionale del FilmFest di un elenco (che, ripetono i direttori artistici, l’anno prossimo sarà più folto) aperto da Terry Gilliam e proseguito con Matthew Modine e Rupert Everett.

Proprio Everett, accompagnato dal grande costumista Maurizio Millenotti, venerdì sera ha voluto presentare fuori concorso il suo film d’esordio alla regia: “The Happy Prince - L'ultimo ritratto di Oscar Wilde”: infatti fu a Taormina, durante il FilmFest del 2015, che l’attore britannico annunciò il desiderio di ricostruire sul grande schermo gli ultimi anni di vita del celebre scrittore irlandese. Finalmente il film è stato realizzato e distribuito, ma Everett teneva alla proiezione a Taormina. Una promessa è una promessa: esemplare augurio per il Taormina FilmFest 2019.

___________________________________

I premi

Questi i premiati del TaoFest 2018. Premio Cirs, per il film “Road To Lemon Grove”, a Dale Hildebrand; Premio Angelo D’Arrigo a Pietro Bartòlo; Premio Sebastiano Gesù a Luca Vullo per ‘Cca Semu; Premio Ferrari De Benedetti ad Alfredo Lo Piero; Premio Videobank a Lello Analfino; Premio Tauro D’oro a Maurizio Millenotti per i costumi di “The Happy prince”; i premi alla carriera sono andati a Matthew Modine; Rupert Everett, Richard Dreyfusse Michele Placido; miglior film indipendente a “Trauma Is The Time Machine”; miglior produttore a Gianluca Curti; Menzione Speciale per il film “Be Kind”; Miglior Sceneggiatura a “Leave No Trace” di Debra Granik; Miglior attore, Alberto Mica per “Transfert”; Migliore attrice, Leven Rambin per “Tatterdemalion”; Miglior regia a Lorena Luciano e Filippo Piscopo (“It Will Be Caos”); Miglior Film, “Once upon a time in november” di Andrzej Jakimowshi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi