La serata-evento del Festival del teatro antico

"Buonasera, Tiresia sono... "
Grande Camilleri a Siracusa

"Buonasera, Tiresia sono... "Grande Camilleri  a Siracusa

Andrea Camilleri al Teatro antico di Siracusa

SIRACUSA - In un Teatro Greco strapieno è venuto Tiresia in persona a parlare di sé. Vecchio, cieco, venerabile: un profeta, un indovino. Tiresia è Andrea Camilleri, il più grande scrittore siciliano.
È la serata-evento del Festival della Fondazione Inda. E il primo, enorme applauso lo riscuote subito, appena entrato: un tributo. È Tiresia, «di persona personalmente», anzi, dice strappando una risata al pubblico, «Tiresia sono». E c’è già dentro tutto: Montalbano e l’Olimpo, il mito e il racconto, il passato e il presente. Come sempre su queste pietre. Solo in scena, su una poltrona, la coppola in testa. E riempie con la sua voce affabulante tutto il teatro. Sul muro alle sue spalle, immagini, effetti di luce sottolineano la narrazione (Tiresia racconta di sé, attraversando i miti: come fu mutato in donna, ed è un piccolo gioiello, un omaggio alle donne) ma il vero effetto speciale è il suo carisma, la sua presenza.
Arguto, ironico, maneggia il mito e l’attualità, punzecchia e carezza, e il pubblico è conquistato, rapito: non diversamente da come accadeva con gli aedi, in queste terre, migliaia di anni fa. E il più grande di loro, Omero. Un altro cieco leggendario.
Da Sofocle a Freud, da Orazio e Giovenale, da Dante a Ezra Pound alla “Terra desolata” di Eliot, da Pasolini a Primo Levi alla politica italiana dove «distinguere un politico di destra da uno di sinistra è impossibile», tutto passa nella voce roca di “Conversazione su Tiresia” (edito da Sellerio). È un testo che Camilleri ha scritto per l’Inda, ma diventa, con la regia di Roberto Andò, una grande prova di narrazione orale. E quando Camilleri parla dei grandi ciechi che «vedono le cose chiaramente», sentiamo che sì, è vero. Per questo è così bello sentirli raccontare. Camilleri-Tiresia, in un’edizione moderna del più antico modello narrativo che i Greci ci abbiano dato.
Camilleri conclude dicendoci: «Sono venuto qui perché a settembre compirò 93 anni: mi è venuta una curiosità immensa di intuire cosa sia l’eternità, che sento così vicina a me. E qui su queste pietro potevo». E ci ha dato appuntamento fra cento anni. Lui, ci sarà.

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