Una riflessione sul cinema di Romero

"Loro", gli zombie, e le nostre paure profonde

"Loro", gli zombie, e le nostre paure profonde

George Romero tra le sue "creature"

Al netto dell’ironia che ha imperversato sul web («siete sicuri che sia morto?» «Morto. Per ora»), è evidente che George Romero - lo scomparso regista de "La notte dei morti viventi" (1968) che ha reinventato il genere horror - si è garantito, di fatto, l’immortalità, “inventando” la figura narrativa dello zombie. Un non-vivo incapace di pensiero, poco pericoloso da solo ma letale in branco, che ha un solo obiettivo: nutrirsi. Vi ricorda qualcuno? Per esempio le masse sedotte dal consumo, e poi dal grande consumo, quello dei centri commerciali. La folla conformista e acefala che tutto calpesta e travolge, impegnata in un’eterna masticazione-distruzione del mondo.
Di più, una folla vorace, senza ombra di pensiero, e che trasforma in se stessa tutto quello che tocca: il contagio zombie è un’estinzione, e nelle più recenti variazioni del tema (dopo le infinite ripetizioni del canovaccio-Romero declinate sempre più al ribasso dal cinema di genere, spesso infimo genere, si è passati alla serialità televisiva, spesso con ben altra qualità) è una sorta di catastrofe planetaria, un’apocalisse che non si può arrestare e polverizza tutto il nostro mondo.
E se talora l’originaria carica “politica” di Romero – che diceva cose sorprendenti come «Ho sempre simpatizzato per gli zombie. Hanno un che di rivoluzionario. Rappresentanto il popolo solitamente senza idee autonome che a un certo punto, stanco dei soprusi, si ribella. Eravamo noi nel ’68. E ora siamo morti, no? I nostri ideali sono morti, io sono uno zombie» – si è perduta tra videogiochi, demenzialità e remake all’insegna dello splatter, la narrazione dello zombie e della sua apocalisse, e soprattutto di ciò che avviene ai sopravvissuti e ai loro tentativi di far sopravvivere anche idee, valori e sistemi di convivenza umana, può dirci ancora tanto di noi, delle nostre paure profonde. Di noi zombie.
Una cosa sola, tra tante: in alcune serie, fumetti e tv, gli zombie – questa cosa terribile che poi diventa via via sempre meno spaventosa degli umani che la combattono – vengono chiamati “erranti, vaganti, migranti”. Che vi ricorda?

Commenti all'articolo

  • reggiano

    31 Luglio 2017 - 14:02

    Grazie Anna, ci fai riflettere con i tuoi pezzi mai banali. È sempre un piacere leggerti. L.P.

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