Cultura

Quando a Messina bruciò il Villaggio Americano

Il drammatico rogo del 1924 che distrusse molte baracche del post-terremoto. Il 10 luglio di 93 anni fa le fiamme si propagarono dai locali del “Bisazza”

Quando a Messina bruciò il Villaggio Americano

I giorni di fuoco appena vissuti a Messina fanno tornare alla memoria un precedente storico legato a uno dei roghi più distruttivi e dimenticati che ha subito la città dello Stretto, quello che nel luglio del 1924 colpì violentemente uno dei nuovi quartieri di legno realizzati dopo il terremoto del 1908, il Villaggio o “Campo” Americano, che sorgeva a ridosso del Quartiere Lombardo e del “Ponte Americano”, dove erano stati collocati gli edifici pubblici cittadini (uffici, scuole, istituti universitari, tribunale, caserme, genio civile), attraversati dalla via Roosevelt che rimane l’unico segno ancora esistente di quel quartiere, che ricorda la visita del presidente americano avvenuta nell’aprile 1909. Dopo 14 anni dalla sua realizzazione, il 10 luglio 1924 il “Villaggio Americano” fu quindi vittima di un rogo scoppiato all’interno dell’Istituto magistrale “Bisazza”, che distrusse molte delle casette-cottages e strutture del “Campo”, (tra cui la Biblioteca del liceo “Maurolico” in baracca) spingendo il Governo a eliminare il quartiere e a realizzare delle abitazioni in cemento armato.

Come hanno ricordato sulla “Gazzetta” Cuzari e Maniaci (che ha promosso un progetto di valorizzazione dell’ex Villaggio Americano) l’incendio, dovuto forse a un corto circuito, da un “incidente” causato da studenti o, secondo alcuni, da una azione speculativa, riportò nei sopravvissuti il panico: lo scrittore Giuseppe Longo, che abitava nei paraggi, ricorda il “fronte vastissimo” dell’incendio che, grazie anche a un forte scirocco, cacciava la gente dalle loro case, nonostante l’intervento di squadre di pompieri provenienti anche da Reggio e Catania. A ricordarci quei drammatici momenti, lo studioso Vincenzo Mancuso: «Tra i testimoni di quel tragico evento ci fu la famiglia di mia madre che aveva appena undici anni e si trovava a casa con mia nonna per motivi di salute. Il fratello maggiore Gianni e le sorelle Angela e Graziella erano a scuola proprio al liceo Maurolico. Già essi avevano perduto tra le macerie del terremoto i loro piccoli Guglielmo e Riccardo, e si può intuire l'angoscia che albergava nel cuore di mia mamma e di mia nonna con i loro cari lontani da casa. Mia madre raccontava che in camicia da notte febbricitante, in quella confusione indescrivibile, con la propria madre vagava piangendo speranzosa dell'arrivo del padre, del fratello e delle sorelle che, sani e salvi, sopraggiunsero da lì a poco. E mia mamma in lacrime teneva stretta tra le braccia la statua di Sant'Antonio da Padova che oggi è posta nella mia camera da letto e quotidianamente ricorda il Miracolo compiuto dal nostro Santo in quei giorni».

L’incendio – che portò sul lastrico 200 famiglie – segnò la fine del “Villaggio Americano”, costruito con il legname dei boschi americani trasportato in città con quattro bastimenti allestiti a New York e a New Orleans, partiti tra l’1 e il 16 febbraio 1909. Ben 1484 cottages, con ridenti giardini, furono posizionate alla “Mosella”, tra il Cimitero, il “Quartiere Miracoli” e il “Rione Ferrovieri”.

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