Tra Messina e Catania

Torna SabirFest: il Mediterraneo come orizzonte del futuro

L’incontro delle culture giunto alla sua terza edizione. Edgar Morin, il filosofo della complessità, aprirà la serie di riflessioni pluridisciplinari

Torna SabirFest: il Mediterraneo come orizzonte del futuro

Ci vorrebbe veramente un Manifesto della cittadinanza mediterranea, di quel Mediterraneo dove si palesano e si scontrano, tra scille e cariddi, tra polifemi e sirene, le speranze, le incognite e le sfide di questo millennio ancora giovane ma già affaticato e pieno di responsabilità. E un Manifesto della cittadinanza mediterranea è quanto si augura di realizzare per il prossimo anno, a Messina, il comitato promotore di Sabirfest, festival della mediterraneità e dell’incontro delle culture giunto alla sua terza edizione e che quest’anno s’intitola “Vuoti di memoria”.

Sabirfest non teme la pluralità, né i colori diversi, né la varietà dei modi di parlare. Il termine stesso “sabir” indica la lingua franca parlata per tre secoli in tutti i porti del Mediterraneo, una lingua mista di siciliano, veneziano, genovese con influenze arabe, catalane, occitaniche, greche, turche, che univa e permetteva scambi, e non solo commerciali (se ne possono trovare documenti a Palermo). Abitare il mediterraneo ed esserne abitati, narrarlo ed essere attori di quelle narrazioni; insomma, al di là di ogni rappresentazione nostalgica, di ogni attualità sofferente o marginalizzata, di ogni storicismo, al di là di Convenzioni, Carte e Piani d’Azione, renderlo l’unico vero ponte tra il nord e il sud (e poi ben vengano i ponti di ogni specie). E avvertire il sentimento del Mediterraneo, come già ci hanno insegnato Fernand Braudel, Franco Cassano, Predrag Matvejevic, Albert Camus, Raffaele Nigro, Vincenzo Consolo, Edgar Morin, impegnarsi a parlare ancora del Mediterraneo come orizzonte del futuro, vincendo la demonizzazione dell’Altro ma anche pretese universalistiche e quelle che Franco Cassano definisce “inquiete religioni del possesso e del consumo”, è quanto si propone Sabirfest (Messina, 6-9 ottobre), nato a Messina, estesosi a Catania (13-16 ottobre con “Città Arcipelago”) e che l’anno venturo si allargherà a Reggio Calabria. «Un’organizzazione faticosissima» –ha detto Ugo Magno, tra i promotori, con Caterina Pastura, di Sabirfest – «che si autopromuove e si autoproduce, in questi tempi difficili, ma anche grazie al sostegno generoso di privati.

Il Comitato Promotore è costituito da Mesogea (con Ugo Magno e Caterina Pastura), dalla COSPE onlus (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti) di Firenze, dall’AME (Associazione musicale etnea) di Catania, dall’IN/ARCH (Associazione architetti) di Sicilia e dalla libreria “Vicolo Stretto” di Catania, e ancora da People, on the Move, Sabir srl,; come media partner Sabirfest ha la Gazzetta del Sud e una televisione araba laica, Al Arabi, che arriverà in Sicilia con l’amministratore delegato e i propri cameramen».

«Un “classico” di Sabirfest» – aggiunge Magno – «è la presenza di tante voci che si ritrovano in una sorta di forum per la cittadinanza del Mediterraneo nell’appuntamento con SabirMaydan, dove si parlerà di sfide e di progetti per riflettere e confrontarsi su temi che vanno dalle migrazioni alle crisi economiche, dallo stato della libertà di espressione al futuro dell’identità mediterranea. Se sia possibile una nuova identità mediterranea e verso un Manifesto della Cittadinanza mediterranea sarà il grande tema d’apertura con una presenza eccezionale, quella di Edgar Morin, il filosofo della complessità che aprirà la riflessione sui “Vuoti di memoria”, affinché quei vuoti vengano riempiti, come “le teste ben fatte”, di pensiero, cultura e civiltà. A colmare quei vuoti di memoria tutta una serie di incontri e riflessioni trasversali e pluridisciplinari, da “Tradurre il Mediterraneo” a “Visioni diScordanti”, dal già citato SabirMaydan a “Colpi di fulmine” e “A libro aperto”, con presentazioni di autori e di libri (da Bruno Arpaia a Beatrice Monroy, da Vincenzo Pirrotta a Maria Lombardo e a Giuseppe Ruggeri), perché la mercificazione dell’esistenza sia colmata dal bisogno inestinguibile di tramandare le storie e di scrivere e leggere libri (e tutti i libri sono di memorie).

Molto importante a Sabirfest – lo ribadiscono Caterina Pastura e Ugo Magno – la presenza dei giovani, i sabirici, che collaborano volontariamente all’evento. Un numero crescente di studenti (i licei “Ainis”, “La Farina”, “Basile”, “Maurolico”, “Bisazza”, “Antonello”, “Seguenza”, “Caminiti” di Giardini Naxos, “L. Da Vinci” e “Gullì” di Reggio Calabria) divisi in fantastiche squadre pronte ad accogliere, a diventare giornalisti, fotografi, a organizzare flash mob per le strade. Tanti attivisti e tanti editori (Donzelli, Giambra, Bonfirraro, VerbaVolant, Mesogea, Algra, Rubbettino, Ferrari, Navarra, il Glifo); e ancora, laboratori del fumetto, laboratori di lettura e traduzione, spettacoli teatrali, proiezioni e conversazioni. Il Sabirfest è patrocinato dal Comune di Messina, Assessorato Cultura e Spettacolo; e si svolge sotto gli auspici del Centro per il Libro e in collaborazione con Latitudini Rete siciliana di drammaturgia contemporanea, del Museo Regionale di Messina, dei Dipartimenti di Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali e di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina; con la collaborazione del Corso di Laurea in Linguistica e Traduzione dell’Università di Pisa, del Centro Interculturale del Comune di Parma, della cooperativa sociale Lunaria e dell’Associazione Culturale Italo-Tedesca. Sabirfest è dedicato a padre Paolo dall’Oglio, il gesuita scomparso in Siria nel 2013, ad Alaa Abdelfattah, simbolo degli attivisti egiziani arrestati dal regime, a Chinyery Namdi, migrante nigeriana e moglie di Emmanuel Chidi Namdi ucciso a Fermo nel luglio 2016. Anche SabirFest chiede verità per Giulio Regeni.

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