Lamezia Terme

Parlare di mafia uccide l’audience

La seconda giornata del Festival “Trame 6”. Nei talk show sempre meno spazio per i dibattiti sul crimine organizzato e sul Sud

Parlare di mafia uccide l’audience

Lamezia - “Il salotto in tv” è il titolo un po' provocatorio scelto per parlare dei talk show e della loro conclamata assenza sui temi delle mafie e del Sud in generale. Non per nostalgia, ma perché, come ha detto il direttore artistico di “Trame 6”, Gaetano Savatteri, nell’aprire uno dei momenti più interessanti della seconda giornata del festival letterario dedicato ai libri sulle mafie (a Lamezia fino a domenica prossima), la parola show sembra prevalere su talk.

Provocazione subito accettata da Corrado Formigli, il conduttore di “Piazzapulita” su La7, e Andrea Vianello, già conduttore di “Mi manda Raitre” e fino a qualche mese fa direttore della terza rete Rai. Soprattutto Formigli è andato giù duro: «È vero, ci chiediamo a chi interesserà una storia di mafia e quanti ascoltatori farà. Perché noi italiani siamo diventati attenti solo al tinello di casa e sordi a tutto ciò che è fuori dai nostri confini. La gente non crede più alla classe politica, se sente parlare di mafia pensa che sia un problema irrisolvibile, c’è rassegnazione». Una fotografia terribile che unisce egoismo e incapacità di reagire, sembra dipingere una nazione che non è più tale. E se il Sud è scomparso dai temi dei talk show (considerazione condivisa da Vianello), noi meridionali ricambiamo la non-attenzione. Formigli ha confermato che in prevalenza gli ascoltatori dei dibattiti con maggiori o minori approfondimenti sono del Nordest e del Nordovest. Ecco, quindi, che il “cane” dei numerini Auditel si morde la coda: si scelgono temi cari agli spettatori sopravvissuti, cioè tasse e fisco, anziché provare a recuperare chi ha cambiato preferenze.

E allora? Formigli è convinto: «La Rai con il canone in bolletta incasserà 300 milioni di euro in più. Bene, che siano destinati a una rete senza pubblicità con programmi di informazione sperimentali, che possano sopravvivere anche per un anno nonostante eventuali ascolti bassi. Lo scopo? Riscoprire come si può piacere al pubblico e riabituarlo a temi complessi che adesso rifugge totalmente. E se la Rai non lo vuol fare, si diano questi soldi ai privati. Chi l’ha detto che solo la Rai può fare servizio pubblico?». Una provocazione più che una proposta.

Vianello ha rivendicato la possibilità, che la Rai gli ha dato, di continuare un’inchiesta su un inserzionista che, per ritorsione, aveva cancellato un milione e mezzo di pubblicità, cosa impensabile per una rete privata. Ma l’idea di creare una rete sperimentale ha messo d’accordo tutti, chi fa talk sente il bisogno per uscire da quella che è stata definita una nevrosi, bastano due minuti sullo stesso particolare per convincersi che si stanno perdendo spettatori. La giornata di “Trame 6” è stata ricca di tantissimi avvenimenti, come gli incontri dedicati ai libri “Il popolo di legno” (Einaudi) di Emanuele Trevi, storia di un Pinocchio calabrese, e – in tardissima serata – “Un marziano a Roma”, dell'ex sindaco della Capitale, Ignazio Marino. Folto pubblico anche per la presentazione di “Io non taccio. L'Italia dell'informazione che dà fastidio” (edizioni Cento Autori), scritto in prima persona da otto giornalisti che hanno sperimentato che cosa vuol dire essere minacciati. Ne hanno parlato Arnaldo Capezzuto (uno degli autori) e Guglielmo Mastroianni; coordinatore Claudio Cordova.

Capezzuto è riuscito a tenere i riflettori accesi su un delitto avvenuto per errore («effetti collaterali della camorra») a Forcella nel 2004, vittima una ragazza, Annalisa. La non rassegnazione del padre e la continua ricerca della verità da parte del giornalista hanno portato alla condanna degli assassini. Agghiacciante il racconto di Mastroianni, che lavora in una tv napoletana, su un servizio girato a Caivano, dove è stata uccisa la piccola Fortuna. «Appena io e la troupe abbiamo posteggiato e siamo usciti dalla macchina, un giovane di stazza robusta si è appoggiato allo sportello, altri tre, di corporatura simile, hanno cominciato a camminare alle nostre spalle, a non più di 15 centimetri di distanza da noi. Davanti un altro, più giovane e più esile, ci riprendeva con uno smartphone. Nessuno ci ha detto nulla, nessuno ci ha minacciato, nessuno ci ha impedito di andare avanti, ma abbiamo lavorato in queste condizioni».

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Oggi

Tra gli appuntamenti di oggi alle 17 nel Chiostro San Domenico L’Opera dei Pupi Antimafia presenta “Peppino di Cinisi contro la mafia” da un progetto dell’Ass. Cult. Marionettistica Popolare Siciliana diretta da Angelo Sicilia.

Alle 18 nel Chiostro San Domenico “Bambini salvati”: intervengono Diletta Pistono, Giulio Cederna, coordina Angela Iantosca (Effe) Giulio Cederna, Atlante dell'infanzia (a rischio), Save The Children.

Alle 18.30 a Palazzo Nicotera “Un uomo perbene” con Marcello Ravveduto, Miriam Rocca, coordina Alessia Truzzolillo (Corriere della Calabria).

Alle 20.30 nella Piazzetta San Domenico “Il maxi di Palermo” con Antonio Calabrò, Giuseppe Ayala, coordina Raffaella Calandra (Radio 24) Antonio Calabrò.

Alle 21.30 nella Piazzetta San Domenico “NOmafia sullo smartphone”: PIF (Pierfrancesco Diliberto) e Tiziano Di Cara ne parlano con Gaetano Savatteri.

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