Messina

Decapitato all'alba clan della zona Sud di Messina

Eseguite dai Carabinieri 8 misure cautelari. Sgominata una costola operativa del clan Spartà responsabile di estorsioni, usura e intestazione fittizia di beni

Decapitato all'alba clan della zona Sud di Messina

L'operazione Polena ha inferto un ulteriore colpo alla consorteria di S.Lucia sopra Contesse: Il pentito Daniele santovito, che ha svelato l'organizzazione dello storico clan, ha riaffermato i solidi rapporti fra la famiglia Spartà e Raimondo Messina suo uomo di fiducia. Tanto che la moglie del boss Giacomo Spartà, tornato in libertà Raimondo Messina, si recò, accompagnata dai figli, a casa sua per una visita di cortesia. Un segno di amicizia tangibile verso l'uomo che insieme con Gaetano Nostro reggeva le redini del gruppo durante la detenzione di Spartà. Le indagini hanno consentito di accertare i rapporti dello stesso Messina con Antonio Cambria Scimone ed altri affiliati. MESSINA, gestiva la CASSA COMUNE del gruppo, alla quale attingeva anche per il sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie.

Ma il clan taglieggiava anche numerosi imprenditori messinesi, non solo imponendo assunzioni di personale ma anche imponendo scelte imprenditoriali. In un caso, per eliminare del tutto la concorrenza al bar “il Veliero”, riconducibile a Saro Messina, un pasticcere è stato obbligato ad interrompere la vendita di bibite e caffè all’interno alla propria pasticceria, che si trova nei pressi del bar. Così un imprenditore attivo nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, è stato costretto ad interrompere le forniture di carne e lavorati di macelleria ad alcuni ristoranti cittadini per favorire la nascente attività di macelleria di uno degli indagati.

Ma il gruppo aveva spostato ultimamente i propri interessi nelle estorsioni ai danni di singoli giocatori, frequentatori di alcune sale gioco cittadine controllate dalla stessa consorteria. Il clan ha costretto il titolare di una sala scommesse, in difficoltà economiche, a cedere loro la proprietà pretendendo anche il pagamento di 5.000 euro, per una serie di giocate effettuate con denaro “a credito” delle società di scommesse. Documentati dai Carabinieri anche numerosi episodi in cui il debitore è stato esplicitamente minacciato di violenza e ritorsioni fisiche. Con 

questi metodi mafiosi riuscivano a recuperare tutti i crediti anche con l'aggiunta di interessi, Come il caso di una una commerciante mssinese, frequentatrice di una delle sale giochi che, a fronte di un debito contratto ad un tavolo da poker illegale, di 6.000 euro, è stata costretta dapprima a versare 10.000 euro in contanti, poi a consegnare un anello del valore di 6.000 euro e un orologio di circa 4.000 euro.

L’organizzazione aveva individuato la propria base logistica, luogo sicuro dove incontrarsi per parlare degli affari illeciti, al bar "IL VELIERO", gestito ed amministrato da Raimondo Messina, sebbene formalmente di proprietà della madre. Complessivamente sono otto i provvedimenti restrittivi che hanno raggiunto Angelo Bonasera 53 anni, Antonio CALIO’35, Giuseppe CAMBRIA 46 anni; Antonio CAMBRIA SCIMONE 50 anni, Tommaso Ferro, 41 anni, Lorenzo GUARNERA, 57 anni, Raimondo MESSINA più noto come Saro 46 anni e Alfio RUSSO 48 anni che ha ottenuto gli arresti domiciliari.


 

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