Palermo

Sgarbi e Musumeci ai ferri corti

L’assessore regionale non ha gradito il perentorio invito a dimettersi. Il critico d’arte avverte: «Se ne parla a maggio. Il governatore mi può solo cacciare»

Sgarbi e Musumeci ai ferri corti

PALERMO

Che sarebbe stata una spina nel fianco di Musumeci non c’erano dubbi. Ora il governatore scalpita per scrollarsi di dosso l’ingombrante assessore ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, neoeletto alla Camera. E il critico d’arte, al quale è stato inviato un brutale e poco garbato invito a fare le valigie, reagisce stizzito: «Nelle attuali condizioni non sono all’ordine del giorno le mie dimissioni, tema di grande interesse per le cronache, sollecitato dalla dichiarazione dell’assessore Totò Cordaro (rappresentante della giunta all’Ars), il quale ha indicato una scadenza al 27 marzo che non corrisponde né alla costituzione del nuovo governo né alla convalida della mia nomina a parlamentare».

Sgarbi tiene sulla graticola Musumeci. Il governatore conta i giorni e annunciato la nomina di un tecnico, ma deve fare i conti con mosse imprevedibili: «Per rispetto delle funzioni e dell’incarico – sottolinea Sgarbi – ricordo di aver dichiarato che mi sarei dimesso da assessore soltanto se nominato ministro», ipotesi che ritiene «largamente improbabile». «Prendo atto che, diversamente dagli accordi definiti prima delle elezioni regionali, il presidente e la giunta ritengono che io debba rinunciare all’assessorato in quanto nominato deputato, e che quindi, al di là dei risultati, risulto sgradito. Per questo sono costretto ad accettare una decisione che non è la mia, e che in ogni caso risponde a una procedura diversa da quella indicata dell’assessore Cordaro». Poi Sgarbi ricorda a Musumeci il caso del «deputato Raffaele Stancanelli, già senatore e sindaco di Catania, oltre che vicino a Musumeci».

«Gli uffici della Camera – spiega ancora il critico d’arte – mi comunicano che la proclamazione del 23 marzo non coincide con la convalida a deputato, la quale è sancita dalla giunta delle elezioni, ancora non costituita». «Mi dispiace – aggiunge – non essere gradito, nonostante io abbia fatto molto più di quello che mi viene riconosciuto, a partire dalla mostra su Boldini che ho disertato ieri, sapendo che non sarebbe stato oggetto della conferenza stampa. Aggiungo, per il presidente Nello Musumeci, che tra le iniziative in corso vi è quella con lo sponsor privato che s’impegna per la ricostruzione del Tempio G di Selinunte per un costo di 39 milioni di euro, senza alcun contributo regionale. È questa la ragione per cui intendo arrivare alla conclusione naturale del mandato. Se i patti fossero rispettati, direi che la mia volontà è quella di restare assessore in Sicilia».

Poi Sgarbi rovescia il tavolo e avvisa il governatore: «Se Musumeci pensa che io sia un assessore del c... che mi cacci lui. Io non mi dimetto. Almeno non adesso», Ieri l’assessore regionale non si è presentato ad una conferenza stampa da lui stesso convocata. «Proprio per questo non c’ero – agigunge – . Mi sono rotto di tutta questa prosopopea sulle mie dimissioni. Il patto tra Berlusconi e Musumeci era chiaro: me ne sarei andato soltanto quando fossi stato nominato ministro». Insomma non c’è più traccia degli abbracci e dei sorrisi tra Sgarbi e il governatore. Ma non è escluso che l’assessore ai Beni culturali decida di proseguire il suo impegno. Intanto per le dimissioni ha indicato il mese di maggio. Musumeci ha cantato vittoria troppo presto. (red.sic)

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