Delrio punta su Palermo, Catania e Augusta

Il ministro dei trasporti ha esaltato i sistemi portuali della Sicilia occidentale e di quella orientale, senza neppure un cenno allo Stretto. L’esclusione di Messina dalle Autorità portuali e dalle Zes crea imbarazzo nel Governo e nel Pd

Delrio punta su Palermo, Catania e Augusta

L’atteggiamento incomprensibile del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio sulle vicende dell’Autorità portuale di Messina-Milazzo e della Zona economica speciale sta creando profondo imbarazzo all’interno dello stesso governo Gentiloni e della coalizione che lo sostiene. Il candidato alla presidenza della Regione siciliana Fabrizio Micari, i deputati messinesi che lo sostengono e lo stesso ministro per la Coesione territoriale De Vincenti atteso per oggi a Messina – (presiederà un vertice in Prefettura sul Masterplan, poi si recherà al porto di Tremestieri e, alle 17,30, incontrerà a Villa Cianciafara a Larderia i sostenitori di Micari) –, sono pronti a prendere le distanze anche ufficialmente.

Delrio ieri è stato a Palermo, prima a inaugurare il nuovo tracciato ferroviario Campofelice di Roccella-Ogliastrillo, sulla linea Palermo-Messina, poi nella sede dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia occidentale, accolto dal presidente Pasqualino Monti. Ha tracciato gli futuri della portualità siciliana, senza fare cenno a Messina e allo Stretto. E non si fanno attendere le reazioni politiche.

«La vicenda dell’istituzione delle “Zes” sta assumendo aspetti paradossali – afferma il senatore Bruno Mancuso di Alternativa Popolare –, è incomprensibile l'eventuale esclusione di una Zona economica speciale nel territorio provinciale di Messina in area ex Asi del Comune di Pace del Mela. Presenterò, in occasione della discussione sulla legge finanziaria, emendamenti di modifica all'impianto della legge sulle Zes. Se tali emendamenti non dovessero essere recepiti, assumerò un atteggiamento diverso da quello portato avanti sino ad ora nei confronti del Governo nazionale fino alla conclusione della legislatura».

Durissimo anche il documento firmato dal movimento CapitaleMessina: «Cos’altro ancora dobbiamo sopportare! Ormai abbiamo perduto anche la possibilità di avere la Zes nel nostro territorio, occasione preziosa per attrarre investimenti in un’area già gravemente penalizzata da una crisi economica strutturale. Perché come apprendiamo dalla Gazzetta, e come noi avevamo previsto, il Governo ha deciso: le Zone economiche speciali in Sicilia saranno due, Catania e Palermo, sedi per l’appunto di Autorità portuale. Mentre la Regione Calabria ha esteso i confini della Zes di Gioia Tauro, sistema al quale verranno accorpati i nostri porti, a Lamezia e Reggio, certo non a Giammoro. Ed é anche naturale che sia così, una classe politica degna di questo nome, difende innanzitutto gli interessi del proprio territorio; e così sarà in futuro ogni volta che a Gioia Tauro si dovrà decidere: gli interessi da privilegiare saranno prima di tutto quelli calabresi. Chissà se qualcuno a Messina avrà ancora il coraggio di considerare un affare l’accorpamento con Gioia Tauro! Ma siamo solo all’inizio. I danni causati dal passaggio del nostro sistema portuale sotto la potestà di Gioia Tauro li continueremo a vedere, ne siamo certi. Ed i fatti stanno purtroppo dimostrando che la battaglia per la difesa dell’Autorità portuale messinese non era una battaglia di nicchia o di retroguardia. Una battaglia che la classe politica messinese non ha voluto combattere, o lo ha fatto senza convinzione».

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