Nebrodi

“Triade”, il pm chiede 10 condanne

L’inchiesta sulla gestione del traffico di droga nella zona tirrenica della mafia tortoriciana. Sollecitati 8 anni e mezzo per il consigliere di Terme Vigliatore, Salamone

“Triade”, il pm chiede 10 condanne

Dieci richieste di condanna, alcune molto pesanti. Le ha formulate ieri mattina il sostituto della Dda peloritana Fabrizio Monaco davanti al gup del Tribunale di Messina Salvatore Mastroeni, per il penultimo atto dei giudizi abbreviati dell’udienza preliminare per l’operazione “Triade”, l’indagine della Dda e dei carabinieri che ha interessato il triangolo Barcellona-Milazzo-Tortorici.

Un’inchiesta che ha portato alla luce un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e spendita di banconote falsificate.

Le investigazioni hanno permesso di documentare come un gruppo di soggetti legati alle famiglie mafiose tortoriciane fornisse periodicamente ingenti quantitativi di hashish e marijuana ad altre due diverse articolazioni della medesima organizzazione, operanti tra Barcellona e Milazzo, che si preoccupavano poi di commercializzare lo stupefacente sulle principali piazze di spaccio del litorale tirrenico.

Nel troncone dei giudizi abbreviati sono imputati in dieci tra barcellonesi, milazzesi e tortoriciani, e c’è coinvolto anche il consigliere comunale, attualmente sospeso, Francesco Carmelo Salamone, di Terme Vigliatore, che ha ottenuto i domiciliari in provincia di Torino. Per lui il pm Monaco ha chiesto la condanna a 8 anni e mezzo di reclusione.

Ecco le altre richieste di pena: Giuseppe Aricò, 18 anni di reclusione; Filippo Biscari, 18 anni; Carmelo Galati Massaro, 18 anni; Giuseppe Cammisa, 4 anni; Antonino Costanzo Zammataro, 2 anni; Sebastiano Galati Massaro, 8 anni e 6 mesi; Giuseppe Lo Presti, 8 anni e 6 mesi; Veronica Lombardo Pontillo, 2 anni; Antonio Musarra Pecorabianca, 8 anni e 6 mesi.

Ieri dopo la requisitoria dell’accusa sono iniziate le arringhe degli avvocati, poi il gup Mastroeni ha aggiornato l’udienza preliminare al 24 aprile, per la conclusione degli interventi difensivi e la sentenza.

Questa inchiesta della Dda e dei carabinieri prova che la droga della mafia tortoriciana invadeva la fascia tirrenica legando più binari criminali, dai Nebrodi a Milazzo, passando per Barcellona. Tutti gli imputati, a vario titolo, sono ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, uso e diffusione di banconote false.

Come è emerso dalle indagini sviluppate sin dal settembre del 2013 dalla Compagnia di Milazzo, i tortoriciani avrebbero garantito i “rifornimenti” di stupefacenti percorrendo, a bordo di fuoristrada, mulattiere e strade di montagna dei Nebrodi, per giungere sulla fascia tirrenica.

Le investigazioni, in particolare, hanno permesso di documentare il trasferimento periodico di ingenti quantitativi di hashish e marijuana dal “produttore” ad altre due diverse ramificazioni della stessa organizzazione che si preoccupavano poi di commercializzare lo stupefacente nelle principali “piazze di spaccio” del litorale tirrenico. (n.a.)

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