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Carcere duro al capo dei Tortoriciani

Misura applicata ad Antonio Foraci, coinvolto nell’inchiesta della Dda di Messina “Senza tregua”. Il provvedimento è stato firmato dal ministro dell’Interno

Applicato il carcere duro  al nuovo boss dei “Tortoriciani”

Il boss Antonio Foraci, considerato il nuovo capo del clan di Tortorici, al carcere duro. A quasi otto mesi dall’arresto, avvenuto nell’ambito dell’operazione “Senza tregua”, il ministro dell’Interno ha firmato, nei giorni scorsi, l’applicazione del “41 bis”, accogliendo la richiesta avanzata dalla Dda di Messina. Il legale di fiducia del Foraci, l’avvocato Alessandro Pruiti Ciarello, del Foro di Patti, ha confermato la notizia aggiungendo che il provvedimento gli è stato notificato venerdì scorso. Foraci è stato trasferito dal carcere di Messina Gazzi, dove si trovava rinchiuso dal 30 maggio 2016, quando scattò il blitz della polizia, a quello di Nuoro.

Il profilo

Da “gregario” a “capo”. Questa l’ascesa criminale di Antonio Foraci, inteso “U calabrisi”, nato a Zafferana Etnea nel 1964 ma residente a Tortorici, dove è nato e cresciuto. Il suo nome comparve nelle cronache per la prima volta il 9 marzo 1991, quando rimase coinvolto nell’operazione condotta da carabinieri e polizia che portò in carcere elementi dei clan dei Bontempo Scavo e dei Galati Giordano, al tempo in contrasto e in guerra aperta, accusati di avete taglieggiato e sottoposto a richieste estorsive alcuni commercianti di Capo d’Orlando che, riunitisi sotto l’associazione Acio, ebbero il coraggio di ribellarsi. Ma allo storico processo al Tribunale di Patti dell’autunno successivo, Foraci venne assolto: nessun testimone in aula fece il suo nome. Quindi l’arresto, il 6 giugno 1994, con l’operazione “Mare Nostrum”, la prima grande offensiva dello Stato contro la criminalità organizzata nebroidea e tirrenica (223 arresti, oltre 300 denunce). Foraci venne indicato quale affiliato del clan dei Bontempo Scavo, un filo che lo portò ad essere coinvolto in successivi blitz quali la “Romanza” (30 marzo 2000, 31 arresti) e la “Icaro” (29 novembre 2003, 44 arresti), seppur senza che il suo nome fosse associato a un provvedimento cautelare. Prima della “Senza tregua”, Foraci era stato arrestato nell’inverno dell’anno scorso, per avere violato la sorveglianza speciale. Ma dalle indagini condotte più recentemente da Commissariato di Capo d’Orlando e dal posto fisso di Tortorici, coordinate dall’allora procuratore di Messina Guido Lo Forte e dai pm della Dda Vito Di Giorgio, Angelo Cavallo e Fabrizio Monaco, scaturì il ruolo di vertice di “U calabrisi”, considerato a capo del nuovo clan di Tortorici. In particolare, il settore privilegiato per gli affari illeciti era quello delle estorsioni: Antonio Foraci mandava in avanscoperta il figlio incensurato Cristian, arrestato anch’egli e attualmente ai domiciliari. Ma il clan che aveva un occhio di riguardo anche per il traffico di droga a gestione “familiare”. Infatti, oltre al figlio, venne arrestata anche sua moglie del boss, Calogera Rina Costanzo, due giorni dopo sottoposta all’obbligo di firma.

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