roccalumera

Il corpo di Scipilliti in un burrone di Savoca

Tragico epilogo delle ricerche del vigile del fuoco scomparso dal 4 gennaio scorso. Nessun segno evidente di violenza ma il volto è tumefatto: l’autopsia potrà chiarire se si tratti di un omicidio

Vigile del fuoco messinese scomparso da mercoledì

Il corpo del vigile del fuoco Roberto Scipilliti, scomparso da Roccalumera dieci giorni fa, è stato trovato ieri pomeriggio, poco prima delle 17, in una scarpata della strada provinciale che da Rina superiore conduce a Savoca, vicino un ruscello. Il cadavere era coperto da foglie e rami secchi e da un sacco di plastica. Sul corpo nessun segno evidente di violenza, né di arma da fuoco né di coltello, il volto si presentava tumefatto e sulle braccia si trovavano una serie di ecchimosi. Ma solo l’autopsia potrà svelare se si tratti di segni di violenza, e quindi si configuri un omicidio, o degli effetti di una rovinosa caduta e dei giorni di esposizione alla natura e agli agenti atmosferici. Se così fosse, andrebbe risolto il mistero di una tragica caduta del vigile allontanatosi da Roccalumera, senza un motivo apparente, per trovare la morte in una scarpata di Savoca. Si affollano gli interrogativi: era solo oppure, prima di morire, ha incontrato qualcuno? Possibile che nessuno lo abbia notato? A scoprire la sagoma di Scipilliti è stato il cane Zeus dell’unità cinofila del comando provinciale di Messina, addestrato per le ricerche di persone e che ha condotto fino al corpo dell’uomo. Superare la frana che ostruiva la stradina d’accesso non è stato per i vigili del fuoco e per i carabinieri, anche perché il maltempo dei giorni scorsi aveva reso impraticabile la provinciale che congiunge la frazione con il centro di Savoca. A compiere la scoperta sei vigili del fuoco appartenenti a tre specialità diverse. Continua adesso serrata l’indagine dei carabinieri di Roccalumera e della compagnia Messina Sud, che fin dal primo giorno della scomparsa hanno predisposto ed attuato una perlustrazione accurata e via via più stringente, dopo che il ripetitore Wind di contrada Cucco, alla periferia nord di Savoca, aveva agganciato la cella del telefonino di Roberto Scipilliti. Le complesse attività sono state coordinate dal comandante della compagnia Messina sud, maggiore Paolo Leoncini, e guidate dal comandante di Roccalumera, il luogotenente Santo Arcidiacono. Neanche il maltempo e la neve dei giorni scorsi hanno fermato il perlustramento delle scarpate delle colline di Savoca, fino al tragico epilogo di ieri. Fino a tarda sera, i carabinieri hanno piantonato il cadavere, in attesa del medico legale, quindi il corpo di Scipilliti è stato trasportato al Policlinico di Messina per accertare le cause del decesso. Il ritrovamento del cadavere di Roberto Scipilliti, 55 anni, ha suscitato dolore e sconcerto in tutto il comprensorio, e soprattutto a Roccalumera, dove il vigile del fuoco, originario di Messina, era molto conosciuto e viveva con la sua famiglia. Uscito di casa intorno alle 14 del 4 gennaio, l’uomo aveva raggiunto, a bordo del suo fuoristrada, il lungomare di Santa Teresa di Riva, e aveva parcheggiato l’automezzo. Le sue tracce si erano però fermate qui, davanti ad un noto bar. La sera stessa, a seguito della denuncia di scomparsa presentata dalla moglie, erano iniziate le ricerche. La mattina dopo i carabinieri avevano ritrovato l’auto e la loro indagine si era focalizzata nel comprensorio di Santa Teresa. Fino a concentrarsi, dal 7 gennaio, in contrada Cucco, perché il ripetitore Wind aveva agganciato, proprio lì, alla periferia nord di Savoca, la cella del telefonino di Scipilliti. Vigili, militari e anche squadre di volontari hanno setacciato a fondo una vasta area. Ieri sera il ritrovamento del corpo, a ridosso di una frana, vicino a quel ruscello che scorre nella frazione di Rina Superiore. Una scoperta tragica, che getta nell’angoscia una famiglia e che continua ad essere un giallo da decifrare.

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