Una nave fenicia

Il più antico relitto navale del Mediterraneo

Eccezionale scoperta archeologica dopo anni di ricerche nel mare di Malta. A Gozo un team internazionale ha localizzato a 110 metri di profondità una nave fenicia di 2700 anni fa

Il più antico relitto navale del Mediterraneo

Il più antico relitto navale del Mediterraneo mai ritrovato. Una meravigliosa nave fenicia adagiata sulla sabbia con il suo eccezionale corredo di anfore. E forse sotto la sabbia c’è molto altro. Ad ovest di Gozo, a nord-ovest dell’isola di Malta, su un fondale di ben 110 metri di profondità, è stato rintracciato nei giorni scorsi un relitto navale che è datato circa 2700 anni. A darne notizia è stato lo studioso che è sulle tracce di questo eccezionale tesoro da quasi dieci anni, l’archeologo marittimo dell’Università di Malta, il prof. Timmy Gambin.

A settembre Gambin, che dalle nostre parti ha già effettuato con successo parecchie spedizioni archeologiche sottomarine, basti pensare ai relitti romani di Capo Rasocolmo, ha guidato un team internazionale tra maltesi, russi, finlandesi, italiani, francesi e inglesi, per ricerche approfondite sul sito. Oggi sembra essere ragionevolmente certo di quella che si preannuncia come una scoperta senza precedenti: il primo relitto fenicio del Mare Nostrum. Un ritrovamento che consentirà agli archeologi di percorrere nuove e sorprendenti ipotesi di ricerca.

In questa spedizione c’è anche una “fetta” importante di Messina. Gambin nei mesi scorsi si è preparato alla “missione Gozo”, e soprattutto per un’immersione così impegnativa a 110 metri di profondità, proprio nelle acque di Messina, con il suo amico e sub Gianmichele Iaria, l’unico italiano presente in questo team internazionale.

Ogni componente internazionale ha dato un contributo specifico alla spedizione. I russi hanno fornito il supporto logistico, ovvero una nave oceanografica d’appoggio, due sottomarini e il Rov, il “remotely operated vehicle”, che tradotto in italiano vuol dire “sottomarino a comando remoto”, oltre ad una stazione iperbarica per eventuali emergenze. I finlandesi si sono occupati della realizzazione del filmato in 3D e del tracciamento del modello tridimensionale della nave. Due sub inglesi e Iaria, i tre “team leader”, si sono alternati sott’acqua a dirigere i gruppi nel censimento delle singole anfore. La Francia era presente con un docente universitario di Marsiglia, che studia la civiltà fenicia.

«In tutto, in questa prima fase – racconta Gianmichele Iaria –, abbiamo censito 25 anfore e ne abbiamo prelevate tre nel corso della campagna, oltre a un masso di carico».

Avete trovato monete, il fasciame era evidente?

«Ancora no, bisogna considerare che la nave è molto antica, è molto insabbiata, ma abbiamo in previsione per il prossimo anno uno scavo per far emergere se presente il fasciame e altri eventuali reperti, e fra l’altro sarà la prima volta che si effettua uno scavo archeologico a 110 metri di profondità. In ogni caso le posso assicurare che toccare le anfore per trasportarle, questa volta, è stata un’esperienza veramente indimenticabile. Quando sai che stai toccando un pezzo unico, e lo stai spostando da un luogo dove s’è poggiato quasi tremila anni fa, è una sensazione indescrivibile».

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