confronto nell'agrigentino

Erosione delle coste, serve una cabina di regia regionale

Il dibattito di Marevivo su Nave Palimuro a Porto Empedocle

Erosione delle coste, serve una cabina di regia regionale

I problemi dell'erosione costiera, nell'Agrigentino come nel Messinese e in altre porzioni del territorio siciliano, sono stati argomento di riflessione nell'incontro a bordo del veliero Palinuro ( che sarà a Messina dal 2 al 5 ottobre) ormeggiato a Porto Empedocle, nella banchina proprio di fronte al mega rettangolo di ripascimento artificiale voluto per realizzarvi il rigassificatore che a quanto pare non si farà. Uno dei tanti scempi consumati sulla costa di cui si è parlato alla presenza di alcuni sindaci del comprensorio, per cercare di richiamare l'attenzione degli amministratori e della Regione sul tema della salvaguardia di uno dei beni più importanti che possediamo, il litorale. L'iniziativa voluta dalla Marina, rappresentata dall'ammiraglio di Marisicilia Nicola De Felice e dal comandante della nave scuola Gabriele Belfiore, in raccordo con l'associazione Marevivo presieduta da Fabio Galluzzo, ha dimostrato quanto ancora ci sia da fare per armonizzare il lavoro dei Comuni costieri e come nel tempo siano stati disattesi spesso i pareri degli esperti. Il dibattito, moderato dal giornalista Mario Primo Cavaleri, ha registrato gli interventi dei docenti dell'Università di Messina Salvatore Giacobbe biologo marino e Giovanni Randazzo geologo oltre al rappresentante dell'assessorato regionale Ambiente Guadagnino e a Federico Di Penta responsabile di Marevivo per i rapporti con l'estero.

Giacobbe ha sottolineato come L’erosione della fascia costiera è manifestazione eclatante di un più vasto problema di degrado del territorio, che coinvolge sia il retroterra che l’ambiente marino, compresa la componente biologica. Questo implica la necessità di una visione ampia del problema che non può essere affrontato e risolto come puro fenomeno meccanico, ma richiede di essere compreso in termini di ecosistema. La scelta dell’ecosistema da gestire non può inoltre scendere al di sotto di una dimensione minima che corrisponda almeno all’unità di bacino idrografico (fiume e affluenti) che insiste sul territorio e relativa linea di costa e, per la parte marina, all’unità fisiografica (uguale esposizione agli agenti meteomarini) di appartenenza. Ne deriva che ogni intervento volto a stabilizzare o ricostituire una spiaggia, o più in generale una linea di costa deve essere studiato e affrontato in un contesto ampio e coordinato, per garantirne l’efficacia, evitare ripercussioni negative nei siti adiacenti all’intervento, minimizzare i costi e le situazioni di conflittualità. Quanto al problema dell’inquinamento da plastiche e microplastiche, si è sottolineata la gravità attuale e potenziale del fenomeno, a lungo sottovalutato, che deve essere affrontato a livello sistemico (legislazione ad hoc, ricerca di materiali e procedure alternative), ma la cui soluzione può essere facilitata da una maggiore informazione e conseguente consapevolezza nella scelta e utilizzo dei beni di consumo.

Randazzo ha illustrato le principali cause che innescano i processi erosivi costieri, sottolineando che lungo le coste siciliane un ulteriore problema è causato dall’assoluta mancanza di pianificazione e di manutenzione che porta alla cronicizzazione dei processi che degenerano in emergenza. Il problema erosivo potrebbe essere attenuato, realizzando importanti interventi di ripascimento artificiale al fine di formare nuove spiagge, possano dissipare l’energia delle onde e quindi ottenere una forma di difesa attiva, escludendo o riducendo le opere rigide. Il problema del reperimento dei materiali necessari per questi ripascimenti potrebbe essere superato effettuando degli autotrapianti, cioè andando a riportare sulla spiaggia emersa i sedimenti asportati da quella emersa oppure ricorrendo al materiale presente nei depositi profondi (- 90 m) sedimentati alla fine dell’ultima era glaciale. Il Docente ha infine concluso che, considerato che gli interventi dello Sviluppa Sicilia sono spesso obsoleti, decontestualizzati rispetto alla cella sedimentaria di riferimento e talvolta scadenti, sarebbe utile la costituzione di una cabina di regia a livello regionale che permetta: 1) di implementare i progetti stessi, 2) di inserirli meglio nel contesto territoriale e 3) di ottimizzare il prelievo e la distribuzione dei materiali provenienti da depositi profondi che sono compatibili con la maggior parte delle spiagge della Sicilia meridionale e sudorientale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi