Mafia

Dia Catania sequestra
beni per 700mila euro

Riconducibili a Francesco Rosta della cosca Ragaglia

antimafia

La Direzione investigativa antimafia di Catania ha sequestrati beni per un valore complessivo di circa 700 mila euro riconducibili a Francesco Rosta, 74 anni, considerato ai vertici della cosca Ragaglia di Randazzo, collegata alla famiglia mafiosa Laudani. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, su proposta avanzata dal direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, in sinergia con la Direzione distrettuale antimafia di Catania diretta dal Procuratore Carmelo Zuccaro. Sigilli sono stati posti a una società operante l'attività di foraggio e allevamento di capi di bestiame, tre immobili, una autovettura di grossa cilindrata, conti correnti e altri rapporti finanziari ancora da quantificare.

I beni sequestrati sono l'intero compendio aziendale della società "Azienda Agricola Bovini dell'Etna S.a.s. di Rosta Giuseppe" di Randazzo, tre appezzamenti di terreni, uno dei quali con annesso un fabbricato, un'autovettura BMW "X6", quattro conti correnti ed un libretti deposito a risparmio. Rosta, che si trova agli arresti domiciliari dal luglio del 2015, era riuscito a fuggire all'arresto nel novembre dell'anno precedente nell'ambito dell'operazione denominata "Trinacium", condotta nei confronti di otto presunti appartenenti alla famiglia Ragaglia, capeggiata da Claudio Ragaglia. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dopo che da accertamenti patrimoniali è stata verificata una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati dall'uomo e dai componenti del suo nucleo familiare. A Rosta, oltre all'associazione mafiosa, furono contestati i reati di sequestro di persona, minaccia aggravata, usura, furto aggravato, estorsione aggravata e continuata. Le indagini avevano evidenziato il ruolo di Rosta di fidato collaboratore di Claudio Ragaglia, per conto del quale avrebbe partecipato alle attività di usura e conseguente recupero forzoso crediti, furti ed estorsioni con il metodo del cosiddetto 'cavallo di ritorno'. Non avrebbe inoltre esitato ad utilizzare le armi, come nel caso del tentativo di recupero di denaro dato in prestito a tassi usurari ad un imprenditore che fu sequestrato malmenato e minacciato con le armi e poi rilasciato.

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