Processo per omicidio

Pm di Palermo aggredito dopo verdetto

Pm di Palermo aggredito dopo verdetto

Il pubblico ministero palermitano Maurizio Bonaccorso è stato aggredito e colpito con un pugno al viso dai familiari di due imputati che erano stati condannati per omicidio. Subito dopo il verdetto, letto dalla corte d'assise che processava Pietro Mazzara e Maurizio Pirrotta per l'assassinio di Antonio Zito, freddato nel 2012 con un colpo alla testa, in aula è scoppiato il caos. I parenti dei due, condannati a 30 e 27 anni, si sono scagliati contro il magistrato che aveva rappresentato l'accusa. Giudici, avvocati e familiari della parte civile sono stati costretti a barricarsi nell'aula. A riportare la calma sono stati i carabinieri in servizio in tribunale. Zito fu ucciso, probabilmente nell'ambito di una guerra tra bande che spacciavano la droga, e il suo corpo fu bruciato.

Sulla vicenda "la Giunta distrettuale dell'Anm di Palermo manifesta piena solidarietà al collega Maurizio Bonaccorso, vittima di una ignobile aggressione posta in essere, immediatamente fuori dall'aula di udienza della Corte di Assise, da un familiare di uno dei due imputati pochi minuti prima condannati per omicidio, all'esito di un processo nel quale il collega aveva svolto le funzioni di pubblico ministero". "In attesa di conoscere in modo più dettagliato la dinamica dell'accaduto - prosegue la nota - resta il fatto che la presenza di quindici carabinieri, nel contempo impegnati anche a frapporsi tra i familiari degli imputati e le parti offese, non è stata sufficiente ad impedire la vigliacca aggressione, cui si è aggiunta la altrettanto grave necessità per l'intero collegio giudicante di rimanere a lungo chiuso nella camera di consiglio dopo la lettura del dispositivo ed a lasciare l'ufficio sotto scorta".

L'Associazione Nazionale Magistrati "apprende con sgomento la notizia della violenta aggressione fisica subita ieri dal pm della Procura di Palermo Maurizio Bonaccorso per mano dei parenti di due imputati di omicidio, alla lettura della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Assise, costretta in seguito per ore a rimanere chiusa in camera di consiglio e scortata all'esterno dalle forze dell'ordine". E' quanto si legge in una nota diffusa dall'Anm dopo l'aggressione subita da pm Maurizio Bonaccorso da parte dei familiari di due imputati condannati per omicidio. "L'Anm - prosegue la nota - nel registrare l'ennesimo atto di violenza contro la magistratura all'interno delle aule di giustizia, esprime solidarietà e sentita vicinanza ai colleghi vittime di una gravissima e inaccettabile azione criminale e condanna con fermezza questo vile attacco all'autorità giudiziaria". L'Anm, infine, "manifesta forte preoccupazione per le inadeguate e insufficienti misure di sicurezza presenti negli uffici giudiziari del Paese e invita le autorità competenti a intervenire con urgenza per assicurare idonei presidi nei Palazzi di Giustizia".

Esprimiamo la nostra più profonda solidarietà nei confronti del sostituto procuratore di Palermo, Maurizio Bonaccorso, e degli altri colleghi magistrati per l'aggressione vile e vergognosa subita ieri da parte dei parenti di due imputati di omicidio, alla lettura della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Assise di Palermo". E' quanto si legge in una nota di Magistratura Indipendente. "Dopo la lettura del dispositivo - prosegue la nota - il pm Bonaccorso è stato colpito con un pugno al volto dal familiare di un imputato, mentre giudici e avvocati sono stati fatti oggetto di insulti e minacce, tanto da costringere l'intera Corte a rimanere barricata per ore in camera di consiglio e infine essere scortata all'esterno dalle forze dell'ordine". Magistratura Indipendente "condanna con indignazione e fermezza l'inaudito atto di violenza perpetrato contro l'autorità giudiziaria e auspica che anche le istituzioni facciano la loro parte. Si ripropone per l'ennesima volta, anche dopo la terribile sparatoria avvenuta al tribunale di Milano un anno fa, il problema di garantire la sicurezza dei palazzi di giustizia. Un tema che riguarda non solo i magistrati ma tutti gli operatori della giustizia, gli imputati e le loro famiglie. Ricordiamo che le strade del nostro Paese sono macchiate dal sangue dei magistrati. E' inutile aver ricordato pochi giorni fa Paolo Borsellino se poi non si fa nulla".

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