Messina

Otto indagati per l’aggressione nel carcere di Gazzi

Il pestaggio organizzato in cella a Messina per i due inquisiti del blitz “ Vecchia maniera” perché “vicini” al pentito Bisognano. Intanto ieri i giudici del Riesame hanno annullato l’ordinanza di custodia a carico di Stefano Rottino

Otto indagati per l’aggressione nel carcere di Gazzi

È stata una devastante spedizione punitiva in piena regola agli “affiliati” Rottino e Lorisco, probabilmente organizzata dall’interno e avallata da Cosa nostra barcellonese, in pieno stile “Ucciardone anni ’70”. E adesso ci sono otto indagati per lesioni dalla Dda di Messina. E adesso il livello di attenzione all’interno del carcere di Messina-Gazzi è altissimo. Gli stessi addetti ai lavori nelle loro relazioni di servizio, finite sul tavolo dei magistrati della Dda Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, definiscono tutto come «atti gravissimi».

La “Vecchia Maniera”

Insomma c’è stata una parentesi gravissima e inaspettata per l’operazione “Vecchia maniera”, che due settimane addietro aveva portato nuovamente in carcere il primo pentito barcellonese del nuovo corso, il boss dei Mazzarroti Carmelo Bisognano, il suo ex dipendente Angelo Lorisco, e il suo ex “picciotto” Stefano Rottino. Erano accusati in sostanza di aver cercato di riprendere gli “affari” con la regia di Bisognano.

L’aggressione in cella

Rottino e Lorisco mentre erano in cella a Messina-Gazzi sono stati picchiati a sangue da due distinti “gruppi programmati” tra le 13 e le 14 del 26 maggio scorso, in pratica lo stesso giorno che erano arrivati in cella dopo l’arresto, e hanno riportato ferite piuttosto gravi. Anche un assistente capo della Polizia penitenziaria, che si è frapposto tra gli aggressori e Lorisco, è finito all’ospedale con una prognosi di sette giorni.

Il Riesame per Rottino

Ieri intanto il Tribunale del Riesame di Messina presieduto dal giudice Antonino Genovese ha annullato l’ordinanza di custodia dell’operazione “Vecchia maniera” a carico di Rottino, decidendo per la scarcerazione. I giudici hanno quindi accolto la tesi del suo difensore, l’avvocato Giuseppe Lo Presti. Ovviamente non ci sono ancora le motivazioni, ma con molta probabilità ha pesato nella decisione l’attività difensiva: la presunta estorsione alla catena di profumerie, ammesso che si sia concretizzata, in ogni caso non ha avuto al centro denaro ma soltanto prodotti; in realtà secondo la difesa si tratta solo di campioni di profumi fuori commercio, fatto che si ricava anche da una più attenta lettura delle intercettazioni telefoniche. Rottino rimane comunque agli arresti domiciliari, in una comunità della zona tirrenica, per un’altra operazione antimafia in cui è coinvolto, la “Gotha 4”. Per quanto riguarda Lorisco, che è assistito dall’avvocato Maurizio Crimi, il suo ricorso verrà discusso giovedì, mentre per Bisognano, che è assistito dall’avvocato Fabio Repici, si attende il responso dopo la discussione.

Le due spedizioni punitive

Ma torniamo alle spedizioni punitive. I magistrati Cavallo e Di Giorgio della Dda di Messina dopo aver ricevuto una dettagliata informativa da parte del direttore del carcere di Messina-Gazzi, Calogero Tessitore, hanno già iscritto nel registro degli indagati otto persone, al momento soltanto con l’accusa di lesioni. Si tratta di Salvatore Bucolo, Angelo Bucolo, Maurizio Trifirò, Santino Benvenga, e poi di Carmelo Maio, Sebastiano Torre, Mario Pantè e Marco Chiofalo.

Sono loro che secondo i rapporti informativi hanno composto le due “squadre” che hanno agito all’interno del carcere di Gazzi il 26 maggio scorso: i primi quattro si sono “dedicati” a Rottino, gli altri a Lorisco. Si tratterebbe di «due diverse aggressioni presumibilmente premeditate e tra loro collegate».

I fatti secondo i rapporti informativi. Intorno alle 13 di quel giorno nella sezione “Camerotti” destinata ai detenuti del circuito di Alta sicurezza, i due Bucolo, Trifirò e Benvenga hanno aggredito Rottino. Prima gli si è avvicinato Trifirò che «... prendendolo sotto braccio ha colloquiato normalmente con lui», per poi accerchiarlo insieme agli altri, quindi il gruppo «ha iniziato a picchiare violentemente il Rottino per mezzo di pugni e calci e anche una volta che questi cadeva a terra hanno continuato nella loro azione violenta e continua».

Alle 14 è scattata la seconda aggressione, mentre i detenuti dell’Alta sicurezza si erano collocati davanti alle proprie celle, prima di rientrare. Qui è stato ancora più grave il contesto, perché mentre un assistente di polizia penitenziaria stava aprendo la cella per far entrare Lorisco, è stato aggredito alle spalle «... spostato con veemenza, tanto da sbattere contro l’inferriata che perimetra la parte centrale del corridoio del piano». Quindi il gruppo «... avuta la possibilità di entrare nella camera di pernottamento del Lorisco, trascinare lo stesso nel corridoio per colpirlo con calci e pugni».

La vicinanza al pentito

Il motivo di queste spedizioni punitive? È spiegato tra le carte di questa vicenda, ovvero un segnale chiaro e inequivocabile da inviare al pentito Bisognano: «... In conclusione – si legge in uno dei rapporti informativi –, viste le dichiarazioni dei detenuti che hanno aggredito il detenuto Lorisco, tranne quella del detenuto Chiofalo che non ha inteso rilasciare dichiarazioni spontanee, in cui ammettono la loro colpevolezza motivandola sul fatto che il detenuto aggredito è legato al collaboratore di giustizia Bisognano che a loro dire è la causa della carcerazione di molti detenuti ivi ristretti appartenenti alla mafia barcellonese nonché la loro. Identica considerazione può essere affermata per l’aggressione del Rottino, anche se le persone coinvolte hanno rilasciato dichiarazioni vaghe e poco attendibili».

Il perché di questa diversità di dichiarazioni è presto spiegato. Nel luogo dove è stato aggredito Lorisco sono installate le telecamere di videosorveglianza, «... mentre i detenuti coinvolti nell’aggressione all’interno dei passeggi sanno che questi non sono videosorvegliati».

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