Messina

Irccs-Piemonte, arriva il decreto nel giorno del primo sciopero

Ieri la firma dell’assessore Gucciardi e poi il sì della Giunta. Ha incrociato le braccia il personale dell’azienda Papardo: «Criticità croniche»

Irccs-Piemonte, arriva il decreto nel giorno del primo sciopero

Era stata invocata a gran voce fino a ieri mattina, durante l’infuocata – sebbene meno partecipata di quanto auspicato dai sindacati – assemblea tenutasi nell’auditorium del Papardo. E nel pomeriggio è arrivata la tanto attesa firma dell’assessore alla Salute Baldo Gucciardi sul decreto di accorpamento del Piemonte con l’Irccs. Il documento chiave per sbloccare, una volta per tutte, l’atto aziendale e la pianta organica sia dello stesso Piemonte-Irccs, ovviamente, che dell’azienda Papardo. Il decreto, dopo la firma di Gucciardi, è stato sottoposto alla Giunta regionale presieduta dal governatore Crocetta, che in serata ha dato il definitivo via libera.

«Finalmente siamo alla stretta finale – il commento entusiasta del deputato regionale Santi Formica, primo firmatario della legge che ha dato il via all’accorpamento –. Giunge a lieto fine l’annosa vicenda della sanità messinese che rischiava di perdere il suo presidio storico . Adesso è importante mettere da parte polemiche e divisioni e lavorare tutti per dare tranquillità agli operatori medici, infermieri, personale ausiliario e amministratori,e soprattutto certezze ai cittadini messinesi con l’erogazione di servizi sanitari e prestazioni assistenziali di alto livello. Un grazie di cuore a tutti coloro che con il loro impegno ci hanno creduto e supportato in questo difficilissimo compito».

E di tranquillità hanno davvero bisogno tutti gli operatori dell’azienda Papardo, che ha pagato e sta pagando questi mesi di limbo con quotidiane sofferenze che, trattandosi di servizio sanitario, si riversano sui cittadini. Del resto quando alle già presenti carenze di personale si unisce l’esigenza di dover tenere in vita due pronto soccorso con l’organico a malapena sufficiente per uno, il disagio è nei fatti. Disagio che, come è emerso anche dall’assemblea di ieri, si allarga anche agli altri reparti. Da qui la decisione, senza precedenti, di proclamare uno sciopero, che ieri ha visto per la prima volta incrociare le braccia diverse unità dell’azienda. I numeri li ha dati l’azienda stessa: 211 scioperanti (102 dell’area dirigenza medica, 107 dell’area comparto, due amministrativi) su 1.200 dipendenti. Garantiti comunque, i livelli minimi di assistenza, come avevano preannunciato le sigle sindacali Anaoo-Assomed, Cimo, Aaroi, Fvm, Fp Cgil, Cisl Medici, Cisl Fp, Fials, Nursin Up, Fsi, Nurind, Ugl Medici, Uil Fp e Uil Fp Medici.

«Dalla politica finora abbiamo avuto solo parole e pochi fatti – l’affondo d’esordio di Pietro Pata (Assomed), ieri mattina –. Questo apre le porte ad un’estate che si preannuncia drammatica. Ed è una condizione che patiranno soprattutto i cittadini. Avere un organico spalmato su due ospedali ha ricadute sulle liste d’attesa e sui livelli d’assistenza. E la pianta organica che ci aspetta sarà di lacrime e sangue, con un abbattimento del budget di 8 milioni». Per Guglielmo Catalioto (Fp Cgil) «le criticità sono croniche, troppo silenzio dai politici mentre il Papardo deve garantire, oltre tutto, anche la centrale operativa del 118. Basta passerelle, basta decreti utilizzati a uso e consumo». Francesco Romeo (Fvm) spiega tutto coi numeri: «Se bisogna dedicare ad ogni visita 20 minuti, come richiesto, ognuno di noi potrà farne non più di 15, quando invece ne facciamo anche più di 50. Si parla spesso di malasanità, ma dietro c’è la cattiva amministrazione». Sulla stessa scia Mario Macrì (Uil Fpl): «Non si è trovato mai un rimedio, portandoci tutti allo stremo». E Antonio Trino (Cgil): «Si parla solo di tagli, di tetti di spesa, di abbattimenti: come si può fare sanità senza soldi? E non è mai stata fatta un’indagine sulle esigenze del territorio. Se nasce un polo privato accanto a noi, qualche domanda dovremmo farcela. Ma è il pubblico a garantire l’assistenza a tutti, non il privato». I problemi sono molteplici, come ricordato dalla segretaria provinciale della Fp Cgil Clara Crocè: «Dai ticket troppo alti alle guardie mediche. La verità è che la politica deve andare fuori dal sistema sanitario. Senza risposte, faremo manifestazioni ancora più eclatanti». E intanto scatta lo stato d’agitazione anche al Policlinico

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