Salvataggio eroico

Il figlio: «Papà, sei come Batman»

Festeggiato, anche a casa, il poliziotto che nello Stretto di Messina si è tuffato dalla nave per salvare un giovane. Basilio Fallo: «Non ho fatto nulla di speciale, è il mio lavoro»

Il figlio: «Papà, sei come Batman»

«Papà sei come Batman». Con queste parole del figlio Carlo è stato accolto al suo rientro a casa Basilio Fallo, l’assistente capo di polizia che domenica scorsa, ha salvato la vita ad un 21enne caduto in mare nello stretto di Messina. Quarantuno anni, 21 dei quali in polizia, sposato con Patrizia e padre di due bambini, Nunzio e Carlo di 10 e 5 anni, Basilio è un uomo come tanti che ama il suo lavoro con una vita tranquilla divisa tra la l’attività lavotiva, il ciclismo e la sua famiglia. Ma, in più, rispetto agli altri ha un innato senso del dovere e tanto coraggio.

Domenica scorsa stava rientrando da Bagnara Calabra, assieme ai suoi compagni di squadra, dove aveva disputato una gara della Coppa Sicilia di ciclismo. Si trovava sul traghetto che collega Villa San Giovanni a Messina quando una normale giornata di libera uscita lo ha trasformato in un eroe. «Come è consueto fare quando si attraversa lo Stretto eravamo saliti sul ponte per il canonico caffè. Il traghetto era giunto a tre quarti della traversata e ci stavamo accingendo a ritornare in auto quando ho sentito delle grida provenire dalla poppa della nave. Inizialmente credevo fossero dei bambini, ma poi ho sentito piangere e sono corso per vedere cosa fosse accaduto. A quel punto ho visto una donna con il marito che gridavano che il figlio si era buttato in mare. Vicino c’era una transenna gialla che serve a delimitare il parapetto della nave dal mare. Ho scavalcato ed ho guardato in mare per vedere se riuscivo a scorgerlo. Appena l’ho avvistato mi sono immediatamente tolto la tuta e l’ho data ai miei compagni di squadra e, rivolgendomi ad uno di loro gli ho detto: salutami i miei figli se non ritorno. Mi sono fatto il segno della croce e mi sono tuffato. Ho cercato di nuotare più a largo possibile dalla nave perché avevo paura delle pale delle eliche. In quel momento l’unica cosa che mi passava per la testa era quella di raggiungere il ragazzo ed allo stesso tempo cercavo di elaborare cosa fare per non arrivare affannato da lui, perché temevo che se si fosse aggrappato a me saremmo potuti affogare. Quindi appena mi sono avvicinato, ero a circa cinque metri, ho cercato di tranquillizzarlo dicendogli che ero della polizia e che saremmo tornati a casa. Quindi l’ho raggiunto, l’ho afferrato ed ho iniziato a nuotare verso la riva. Subito ho visto una imbarcazione che partiva dalla riva e mi sono tranquillizzato anche io».

Basilio Fallo racconta la sua impresa con grande semplicità, come se aver salvato una vita sia una cosa normalissima: «Non credo di aver fatto nulla di speciale – ha detto. Sono aspetti del mio lavoro. Quello che ho fatto io, tanti miei colleghi lo hanno fatto in altre occasioni». Ma lui non è nuovo a gesti di coraggio. Nel 2007 fu il primo ad arrivare al Rifugio del Falco, l’agriturismo distrutto dall’incendio mortale in cui persero la vita sei persone. Giunto sul posto strappò dalle fiamme il cuoco della struttura, Giuseppe Buonpensiero che, purtroppo, poi è deceduto pochi giorni dopo in ospedale a causa delle ustioni riportate nel rogo.

Nonostante questo Basilio Fallo non ama i riflettori. «Ripeto – ha voluto ribadire – non mi sento un eroe e non amo essere al centro dell’attenzione. Tutto il clamore che si è creato è qualcosa che è più grande di me e non nascondo che non vedo l’ora che tutto ritorni alla normalità in modo da riprendere la mia quotidianità. L’unica cosa che, fra virgolette, mi rende felice di tutto questo clamore è che, in qualche modo, emerge il lato positivo dell’essere poliziotto e sicuramente ne trae beneficio anche l’immagine della polizia. Diciamo che tifo per i miei colori».

Fuori dal servizio, Basilio Fallo è una persona normale e di questo ne va fiero. «Penso sempre al lavoro – ha raccontato – perché amo la mia professione». Del resto la divisa è qualcosa di innato nella sua famiglia. Una passione trasmessa dal padre Nunzio, ex vigile urbano di Patti scomparso nel 2008. Anche il fratello Fabrizio è nella polizia in servizio sempre nella cittadina tirrenica. «Una grossa spinta ad entrare in polizia me l’ha data mio padre. Per tre anni, negli anni settanta, era stato in polizia prima di diventare vigile urbano. Fin da piccolo mi parlava sempre della sua breve esperienza e questo mi ha sempre affascinato. Per fortuna sono riuscito a superare il concorso; non avrei voluto fare altro e non lo cambierei con niente. Mi ritengo fortunato anche per questo, poi se uno fa una cosa che gli piace la fa bene. Quando non lavoro, invece – ha aggiunto – mi dedico alla mia grande passione che è la bicicletta che mi porto sin da quando ero bambino ed ai miei figli ed alla mia famiglia. Ho sempre amato il ciclismo e, visto che in questi giorni c’è il Giro d’Italia spero possa vincere Vincenzo Nibali». E qui scatta la battuta: «Spero adesso di non prendergli il soprannome», dice ridendo considerando che il campione messinese è soprannominato “Lo squalo”. E poi aggiunge.

Basilio Fallo non si sente un eroe, ma in realtà lo è. Lo è nella sua normalità di padre e di poliziotto dedito al senso del dovere. E, dei tanti attestati di congratulazione, quelli più belli sono sicuramente arrivati dai figli, quello più piccolo lo ha paragonato a Batman, e dalla moglie che, dopo avergli detto «sei un incosciente» lo ha abbracciato fiera di avere accanto un grande uomo. Il poliziotto ha ricevuto il plauso del ministro Alfano che ha scritto: «Un gesto di grande coraggio e altruismo, un gesto che, ancora una volta, ci mostra le eccellenti qualità umane e professionali dei nostri poliziotti.

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