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Rapporti con cosa nostra, sequestrate tre società

Si tratta di tutte le quote e azioni, per un valore complessivo di 2.837.124 euro, di tre società del settore della commercializzazione di carne e prodotti derivati riconducibili all'imprenditore Carmelo Motta

Carabinieri

Avrebbe "occultato di essere socio con appartenenti a cosa nostra catanese", ed avrebbe inoltre con essa "instaurato rapporti sinallagmatici riuscendo, in cambio di denaro, ad ottenere protezione e vantaggi nello svolgimento dell'attività imprenditoriale". Per questo motivo il Tribunale di Catania ha disposto il sequestro ai fini di una eventuale confisca - che i carabinieri stanno eseguendo - di tutte le quote e azioni, per un valore complessivo di 2.837.124 euro, delle società del settore della commercializzazione della carne e prodotti derivati "Due Emme Srl", "Ge.Ma Srl" e "So.Me.Ca Srl", con sede a Belpasso ed Acireale, riconducibili all'imprenditore Carmelo Motta. Ad eseguire quanto disposto dal Tribunale sono la Sezione Anticrimine del Ros e i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Catania. Il provvedimento è stato emanato dal Tribunale il 26 febbraio scorso, che ha accolto una richiesta, avanzata dalla locale Dda, fondata sugli approfondimenti investigativi delegati al Ros. Carmelo Motta è imputato nel procedimento penale denominato "Caronte", con l'accusa di concorso esterno all'associazione mafiosa denominata Santapaola - Ercolano e di intestazione fittizia degli assetti societari sottoposti a sequestro. Il Tribunale è giunto alla conclusione che Motta avrebbe instaurato rapporti con cosa nostra catanese in base alle sue dichiarazioni ed agli elementi raccolti in fase di indagine. Motta avrebbe "ammesso di aver cercato un contatto con Vincenzo Aiello, che sapeva essere esponente di spicco dei Santapaola, per ottenere protezione nel momento in cui si apprestava a concludere un importante accordo commerciale con la Meridi Srl per fornire le macellerie dei supermercati Fortè, riconducibili all'ex patron del Catania calcio Antonino Pulvirenti. Motta è stato inoltre condannato in via definitiva per estorsione perché ha dato incarico ad alcuni appartenenti all'associazione mafiosa di recuperare delle somme di denaro relative alla propria attività imprenditoriale.

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