Mafia a Barcellona

Respinto l'appello: Cattafi resta libero

I giudici: la sentenza d’appello della “Gotha 3” non ha ritenuto attuale la sua vicinanza alla mafia

Scarcerato Cattafi  Dal “41 bis” alla libertà

Il “cuore” della vicenda sta forse in due concetti che ricorrono spesso nelle ultime carte giudiziarie che si occupano dell’avvocato barcellonese Rosario Cattafi, condannato in appello per la maxi operazione antimafia “Gotha 3” a 7 anni di reclusione come mafioso ma solo fino all’anno 2000, e poi scarcerato dalla stessa corte, passando adirittura dal regime di “41 bis” alla libertà.

Si tratta di concetti come «contributo atipico» e «occulto ruolo di vertice», legati alla mafia barcellonese.

E sono proprio le valutazioni tecniche legate a questi due concetti che hanno fatto dire “no” ai giudici del tribunale del Riesame di Messina ad un suo ritorno in carcere, così come chiedevano il sostituto procuratore generale Salvatore Scaramuzza e i colleghi della Distrettuale antimafia di Messina Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo.

Cattafi ha infatti incassato ieri mattina il provvedimento del Riesame peloritano presieduto dal giudice Antonino Genovese, che ha rigettato la richiesta d’arresto argomentando in sette pagine i motivi del “no” e dando ragione al suo difensore, l’avvocato Salvatore Silvestro, che nel corso del confronto accusa-difesa aveva puntato anche sulla assoluta “non attualità” della sua appartenenza alla famiglia barcellonese.

In questi giorni però le carte giudiziarie per l’uomo ritenuto dalla Dda “anello di congiunzione” tra Cosa nostra barcellonese e catanese con gli apparti deviati dello Stato, la massoneria e i potentati economici occulti, riserveranno altri sviluppi.

E bisogna parte dalla sentenza d’appello dell’operazione antimafia “Gotha 3” scritta dal presidente della crote Francesco Tripodi che il 24 novembre del 2015 ha condannato Cattafi a 7 anni di reclusione ritenendolo associato alla mafia barcellonese ma soltanto fino al 2000, riformando la sentenza di primo grado che aveva invece “attualizzato” la sua posizione fino ai nostri giorni.

Questa sentenza ovviamente sarà contestata dalla Procura generale e della Dda con un prossimo ricorso per Cassazione che sarà depositato a breve, ma ci sarà un ricorso per Cassazione anche del suo difensore, l’avvocato Salvatore Silvestro, per contestare la condanna di mafiosità fino al 2000, anche sulla scorta delle precedenti sentenze assolutorie decise per i fatti di Milano.

E ovviamente bisogna tenere in conto un ricorso per Cassazione da parte della Procura anche contro la decisione del Riesame di ieri, che ha rigettato la richiesta d’arresto di Cattafi dopo la scarcerazione decisa dalla Corte d’appello.

Nel provvedimento di ieri i giudici del Riesame sono molto chiari e la sintesi estrema di tutti il ragionamento è soltanto una: come facciano noi a decidere di nuovo il carcere oggi, se c’è una sentenza d’appello che dal 2000 in poi non ritiene mafioso Cattafi?

Scrivono infatti i giudici - l’estensore è il magistrato Chiara Di Dio Dattola -, che «... la vicenda cautelare devoluta a questo Tribunale è, invero, condizionata sul piano indiziario dall’esito del processo che, in secondo grado, ha confermato la penale responsabilità penale del Cattafi quale partecipe all’associazione mafiosa barcellonese “sino all’anno 2000” - previa riqualificazione dell’originaria contestazione incentrata sull’adesione con un ruolo apicale al sodalizio mafioso fino all’attualità -, con conseguente assoluzione dalla contestazione associativa fino all’epoca successiva (fino al 2012). Ciò implica una limitazione, rectius limitazione, al potere di rivalutazione del Tribunale adito rispetto ai fatti che sono stati oggetto di una decisione di merito, in assenza di sopravvenienze dirimenti».

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