Messina

Insalaco e i suoi “cento giorni”

Il progetto del regista siciliano Sergio Ruffino

Insalaco e i suoi “cento giorni”

Il 12 gennaio del 1988, in via Alfredo Cesareo a Palermo, due ragazzi su una Vespa si avvicinavano ad una Fiat 132 imbottigliata nel traffico e aprivano il fuoco contro il suo guidatore; cinque colpi di 357 magnum, e quattro vanno a segno, uccidendo Giuseppe Insalaco, ex sindaco democristiano di Palermo. Era stato primo cittadino nel 1984, per appena cento giorni, giovane Dc messo lì per tamponare le “irrequietudini” scatenate da quella “lady di ferro” contro la mafia, la pediatra Elda Pucci.

Insalaco sembrava destinato a dover seguire le direttive dall’alto, ma qualcosa non va,. Insalaco dà prova di carattere e diventa «più solo tra tutti i numeri», come titola uno dei capitoli del libro ormai concluso (dal titolo “Non uccidete quel morto”) che il giovane regista palermitano Sergio Ruffino ha scritto sulla figura di Insalaco, per poi arricchirlo con le video-interviste del documentario “I due volti di Palermo”.

Il documentario e il libro di Ruffino sono due progetti propedeutici per “Cento giorni sindaco”, la sceneggiatura che il regista ha scritto già da alcuni anni e su cui sta lavorando per realizzare un film per il cinema. Ruffino ha incontrato e intervistato politici, esponenti delle forze dell'ordine, sindacalisti, storici, avvocati, magistrati, protagonisti di movimenti civici e di impegno civile di quegli anni, amici e colleghi di Insalaco, ma anche semplici testimoni di aneddoti e storie fino ad ora quasi del tutto sconosciute che danno un'idea più completa della personalità dell'ex sindaco. Ruffino ha raccolto anche le lettere anonime che arrivavano ad Insalaco e che lo minacciavano ogni volta che quel sindaco si permetteva di denunciare le connivenze mafiose al Comune di Palermo; ma ha anche ricostruito la vicenda e la personalità di Insalaco fin dalle sue origini di «segretario dai calzoni corti».

«Era il 1992 – ricorda Ruffino – avevo 11 anni e si faceva un'intensa attività di laboratorio di impegno civile nelle scuole, erano passati quattro anni appena dalla morte di Insalaco e ricordo che ero a conoscenza di quasi tutte le vicende ed i delitti eccellenti: quando per la prima volta sento il suo nome per puro caso, già mi venne data quella risposta che seguirà negli anni avvenire: lascia perdere, è controverso. Ma parlando di Insalaco non si può prescindere dalla città di quegli anni; mi resi conto che era davvero un dramma in tre atti, come lo definiva Leonardo Sciascia all'epoca».

Per questo Ruffino è determinato a portare sul grande schermo la storia di Insalaco: meritano di essere raccontate vicende che, nel bene e nel male, hanno lasciato un segno a Palermo e in quelli che in tutt'Italia lottano contro le connivenze politico-mafiose.

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