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Pizzo e tangenti, sei arresti

Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di usura ed estorsioni commesse con l'aggravante mafiosa. Vittima diventa testimone di giustizia

Pizzo e tangenti, 6 arresti

Su delega della Procura distrettuale di Catania, la Polizia di Stato sta eseguendo un'ordinanza cautelare nei confronti di sei indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di usura ed estorsioni, reato commessi con l'aggravante mafiosa. Le indagini della Squadra Mobile della Questura riguardano un giro di pizzo e di tangenti in cui sono coinvolti esponenti del clan Piacenti e della cosca mafiosa Mazzei. 

Gestore di un club-ristorante e produttore cinematografico vittima di usura denuncia i suoi 'strozzini' e diventa testimone di giustizia. E' lo spunto delle indagini della squadra mobile di Catania culminate con l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per sei persone, compresi due figli di altrettanti boss. Sono Rosario Piacenti, 51 anni, leader di gruppo di ultras della Curva Sud, figlio di Giovanni, esponente di vertice dell'omonima cosca, arrestato dalla polizia di Stato; e Sebastiano Mazzei, di 44 anni, figlio dello storico capomafia Santo, al quale il provvedimento è stato notificato in carcere perché già detenuto in regime di 41 bis come il padre. Con Piacenti è stata arrestata anche la madre, Salvatrice Viola, di 66 anni: avrebbero preteso in due anni dalla vittima 600mila euro a fronte di un prestito, nel 2005, di 200.000 euro. Il produttore cinematografico per fare fronte alla situazione, nel 2007 si è rivolto al clan Mazzei che lo avrebbe messo sotto estorsione.

Secondo le indagini della polizia di Stato, la vittima per fare fronte al debito contratto con Rosario Piacenti e Salvatrice Viola, nel 2007 si è rivolto a Franco Raciti, 49 anni, arrestato, che la squadra mobile ritiene legato al clan Mazzei. Da quel momento, secondo l'accusa, il produttore sarebbe stato vittima di estorsioni che coinvolgevano i vertici della cosca: oltre a 'Nuccio' Mazzei anche Lucio Stella, 51 anni, e Sebastiano D'Antona, di 44, poi transitato alla cosca Laudani, raggiunti in carcere dal provvedimento del Gip emesso su richiesta della Dda della Procura di Catania. Secondo l'accusa, Raciti e D'Antona, nel 2007 avrebbero costretto l'imprenditore a pagare 500 euro al mese per la 'protezione' di un club-ristorante. Mazzei, Raciti e Stella avrebbero, dal 2009 al 2014, estorto diverse centinaia di euro all'uomo con la promessa di pagare 5.000 euro quando il suo film sarebbe uscito. A Raciti è contestato anche un 'cavallo di ritorno': nel 2007 si sarebbe fatto dare 500 euro per restituire all'uomo la sua moto, una Bmw 1200. Le indagini della squadra mobile, confluite nell'operazione 'Nero infinito, sono state coordinate dal procuratore di Catania Michelangelo Patanè e dal sostituto Rocco Liguori. (ANSA)

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