Studio Ingv

A Lipari il livello del mare si alza di 6 millimetri l’anno

Indagine batimetrica effettuata con Igag-Cnre Università “ La Sapienza” e rilievi subacquei finanziata dalla Protezione civile nazionale

A Lipari il livello del mare si alza di 6 millimetri l’anno

A Lipari il livello del mare si è alzato fino a 6 millimetri l’anno negli ultimi 2100 anni. Un nuovo studio dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), fa luce sui meccanismi che nei secoli hanno portato al cambiamento della costa dell’isola di Lipari. Lo studio, finanziato dal Dipartimento nazionale della Protezione civile, è stato pubblicato su “Quaternary International”, prestigiosa rivista scientifica. Una ricerca multidisciplinare che, partendo dal recente ritrovamento dell’antico porto romano nell’area di Sottomonastero a Marina Lunga, è riuscita a ripercorrere le dinamiche evolutive del graduale inabissamento del molo nel corso degli ultimi 2100 anni. «Una indagine batimetrica – spiega Marco Anzidei, ricercatore dell’Ingv e primo autore del lavoro – effettuata con un ecoscandaglio ad altissima risoluzione in collaborazione con l’Igag-Cnr e l’Università “La Sapienza”, insieme a osservazioni subacquee effettuate dagli archeologi della Soprintendenza del mare della Sicilia, ha permesso di evidenziare sul fondale di Marina Lunga, Sottomonastero, una morfologia ascrivibile ad un molo di circa 140 metri di lunghezza e 60 metri di larghezza, situato in corrispondenza dell’attuale posizione del porto principale dell’isola di Lipari».

In parte scoperto accidentalmente nel 2008 durante gli scavi preliminari per la costruzione di nuove infrastrutture portuali, il molo romano si è rivelato un valido indicatore dell’aumento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici e della subsidenza costiera indotta dall’attività vulcanica e tettonica, avvenute dal tempo della sua costruzione. I rilievi hanno permesso di individuare resti di pavimentazione a circa 9 metri di profondità, fondazioni del molo a circa -11,6 metri e l’antica linea di costa a 12.3 metri di profondità. «Dati geodetici acquisiti in tutte le Eolie con tecniche spaziali Gps e modelli matematici sull’aumento del livello marino per questa stessa zona – aggiunge Anzidei – hanno permesso di stabilire che l’attuale sommersione del molo può essere spiegata grazie all’effetto combinato dell’aumento del livello del mare indotto dallo scioglimento dei ghiacci terrestri dopo il termine dell’ultimo massimo glaciale di circa 18.000 anni fa, e della subsidenza del suolo dovuta ad isostasia e fenomeni vulcano-tettonici che tra le isole di Lipari e Vulcano si verifica ad una velocità anche di circa 10 millimetri all’anno. L’insieme di queste concause hanno portato ad un aumento del livello del mare a Lipari a un ritmo medio di circa 6 millimetri l’anno durante gli ultimi 2100 anni. Questo valore, incrociato con dati archeologici raccolti sui sedimenti che hanno coperto il molo per quasi 2000 anni, sono in accordo sull’ipotizzare che il momento della sommersione del porto e il suo conseguente disuso sia avvenuto intorno al IV secolo dopo Cristo».

«I risultati ottenuti apportano nuove indicazioni sulla recente dinamica di questa zona vulcanica attiva, che mostra tassi di subsidenza tra i più alti nel Mediterraneo. Valori che richiedono – conclude lo studioso dell’ Ingv – sempre più attenzione da parte dei “policy makers” per attuare strategie di pianificazione territoriale collegate sia alle caratteristiche vulcano-tettoniche sia ai futuri cambiamenti della costa di Lipari, oggi patrimonio dell’Unesco, soggetta a ingressione marina, i cui effetti saranno sempre più forti in futuro a causa dei cambiamenti climatici».

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