CITTA' METROPOLITANE

Palermo, Catania e Messina sono povere

Per stackeholder bisogna investire su turismo, imprese e hi-tech .

Palermo, Catania e Messina sono povere

Gli abitanti sono più giovani della media nazionale, sono poco densamente abitate e anche scarsamente multiculturali, poco abituate al risparmio anche perché più povere rispetto al resto d'Italia. Sono le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina descritte dalla ricerca "Come gli stakeholder ipotizzano in futuro delle loro città metropolitane", presentata oggi a Firenze dall'Anci In tutte e tre le città si riscontrano più o meno le stesse caratteristiche anche sotto il punto di vista dell'occupazione con un tasso di disoccupazione nettamente al di sopra della media nazionale (a Palermo e Messina del 20,7% e a Catania del 19,2 mentre nel resto d'Italia è al 12,7%). Nell'area metropolitana palermitana vivono 1,3 milioni di persone in 82 Comuni, pari ad un quarto della popolazione della Sicilia, che il Comune capoluogo pesa per il 53% degli abitanti e che - con una superficie di oltre 5.000 km2 - Palermo è la terza Città Metropolitana italiana, dopo Torino e Roma. Gli stakeholder locali riconoscono anche una opportunità alle tre città metropolitane siciliane perché assieme a Reggio Calabria costituisce un'area di quattro Città Metropolitane tra loro confinanti (elemento unico a livello nazionale) che, con il 16,5% del Pil e il 17,2% della popolazione del Mezzogiorno, può agire da volano per lo sviluppo dell'intero Sud Italia sulla base di politiche mirate di collaborazione e co-sviluppo. In particolare per Palermo, gli stakeholder ritengono che la Città Metropolitana, attraverso la sua funzione di coordinamento e integrazione delle politiche, dovrebbe aiutare il territorio a riposizionare il modello economico-produttivo, anche promuovendo settori di nicchia ad alto potenziale e accelerando le dinamiche già in corso di rafforzamento della vocazione terziaria di Palermo in chiave più tecnologica e a maggiore valore aggiunto. Le direttrici indicate sono: i servizi avanzati e di Ict (Information and communication technology) legati alla gestione dello sviluppo metropolitano (gestione digitale dei trasporti intelligenti, del ciclo dei rifiuti, della sanità, delle reti energetiche urbane), stimolati anche dai fondi e dalle politiche di smart city; e il turismo, puntando all'attrattività internazionale attraverso la riqualificazione dell'offerta ricettiva (potenziando il segmento budget e quello di alto di gamma e la ricettività extralberghiera) e un'offerta integrata metropolitana, con branding unitario, degli attrattori culturali e naturalistici diffusi sul territorio (città d'arte, complessi monumentali, le spiagge di Mondello, Campofelice di Roccella e Cefalù). In tale direzione va la creazione del percorso Arabo- Normanno, recentemente dichiarato patrimonio Unesco, con un'offerta pensata già su una dimensione di area vasta. Per Messina si pensa invece potenziamento del settore turistico - sia legata alla sua vocazione industriale-produttiva, facendo leva sulla base di Milazzo, una delle aree più industrializzate della Sicilia, sul rilancio del settore della cantieristica navale e sul potenziamento del comparto agro-alimentare. Catania dovrebbe investire soprattutto nel settore delle industrie creative e innovative, che permettono nuovi modello di lavoro "dematerializzati" e non più basati sugli asset fisici. In questo la città può competere "alla pari" con il resto d'Italia. In tal senso gli stakeholder vedono per il futuro del territorio metropolitano la costruzione di una "startup city" diffusa, in grado di essere acceleratore di imprenditorialità e investimenti, a partire dai settori della microelettronica e del biomedicale.

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