GELA

Tra blocchi e proteste

Lo sciopero nazionale della chimica, oggi, a Gela, dopo la chiusura della raffineria dell'Eni, ha assunto un significato particolare per una città che si mobilita in difesa di 50 anni di industrializzazione.

Tra blocchi e proteste

Fallito, ieri, il tentativo del prefetto di Caltanissetta, Maria Teresa Cucinotta, di riportare la "vertenza Gela" sul piano del dialogo con le istituzioni, chiedendo ai sindacati la rimozione dei blocchi stradali, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil guardano con attenzione, ma anche con scetticismo, al tavolo di lavoro convocato per le 16 di domani, a Palermo, dal governatore della Sicilia Rosario Crocetta per affrontare la questione dell'impianto Eni. Ma ancor prima del confronto palermitano, i sindacati intendono incontrare il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che domani dovrebbe essere a Gela per partecipare all'inaugurazione della nuova sede del comitato antiracket e antiusura "Gaetano Giordano". A Bindi sarà consegnata una lettera per il premier Renzi, "il quale - dicono i dirigenti sindacali - aveva annunciato per Gela la nascita di un polo industriale verde, che non abbiamo mai visto mentre quello della vecchia chimica che, seppur precario, c'era è stato cancellato". Al presidente del consiglio si chiede di accelerare la firma dell'accordo di programma per facilitare la riconversione green della raffineria e la spesa degli annunciati finanziamenti Eni per 2,2 miliardi in Sicilia, avviare gli interventi di bonifica del territorio e consentire gli insediamenti produttivi di aziende private nelle aree dismesse del petrolchimico. L'urgenza delle risposte è dettata dalla crisi occupazionale che vede mille dipendenti dell'indotto rischiare il posto di lavoro, dopo che alcune decine di lavoratori sono stati già licenziati.

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