Il giallo Manca

«Un intreccio tra mafia e Servizi»

Antonio Ingroia, legale della famiglia, commenta le ultime rivelazioni. D’Amico è credibile? «Direi proprio di sì», sostiene l’ex pm della Trattativa

«Un intreccio tra mafia e Servizi»

«Una insperata novità». L’ex pm Antonio Ingroia commenta così a caldo le clamorose rivelazioni del pentito barcellonese Carmelo D’Amico sulla morte dell’urologo Attilio Manca e sulle cure a Bernardo Provenzano attraverso la “mediazione” dell’avvocato Rosario Cattafi. Secondo il collaboratore Attilio Manca sarebbe stato ucciso da un ufficiale dei servizi segreti, inteso “u calabrisi”, per coprire proprio Provenzano. Ingroia insieme all’avvocato Fabio Repici assiste da tempo i familiari del medico.

«È un vero punto d’incrocio esplosivo – prosegue –, io da tempo avevo detto che c’era puzza di Servizi, qui altro che puzza, ci sono tanti intrecci tra mafia e Servizi che s’intersecano con la trattativa Stato-mafia, questo è. Si è creata una vera e propria rete di protezione mista all’ombra della trattativa. Io credo che gli elementi forniti da D’Amico vadano ad incastrarsi con gli altri indizi che abbiamo su questa vicenda».

Sono credibili queste dichiarazioni?

«Direi di si, solo così si spiegano la messinscena, una serie di depistaggi nelle varie fasi della vicenda del povero Attilio».

D’Amico si è “svegliato” solo ora però...

«Beh, guardi, Buscetta si svegliò dopo otto anni per parlare di Andreotti, Marino Mannoia dopo dieci, per quella che è la mia esperienza con i collaboratori di giustizia questi tempi sono perfettamente compatibili con le loro dinamiche. Ciò premesso è chiaro che si dovrà approfondire tutto nella maniera più precisa possibile».

Quindi adesso come vi muoverete?

«D’Amico non dà dei nomi, fornisce però una serie di elementi importanti, e adesso è nostro compito lavorare per avere un volto e un nome dietro ogni sua indicazione, le posso dire che ho sentito sia il procuratore di Messina Guido Lo Forte sia il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, che mi hanno assicurato la loro attenzione su questa vicenda».

Secondo lei queste dichiarazioni provocheranno contraccolpi?

«In che ambito?»

Diciamo in ambito diverso rispetto a quello della vicenda specifica...

«Sono dichiarazioni senza dubbio esplosive, probabilmente genereranno molta preoccupazione in certi ambienti, del resto la mia esperienza mi dice che su fatti di questa portata appena si solleva un lembo della coperta si crea una reazione a catena, per esempio ci potrebbero essere altre persone che si prendono di coraggio e cominciano a raccontare quello che sanno e che non hanno mai detto, potrebbero per esempio esserci altri pentiti pronti a parlare».

E nell’ambito di Cosa nostra?

«Credo sia molto vero quello che ha dichiarato la signora Manca, ovvero che perfino la mafia è stata usata da certi apparati dello Stato, però i mafiosi stanno scontando parecchi ergastoli mentre una serie di personaggi sono ancora tranquillamente in giro, quindi c’è da auspicare che perfino i mafiosi capiscano di essere stati adoperati e si decidano a rompere questo patto per parlare».

Il verbale in cui D’Amico ha raccontato ai sostituti della Dda Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo queste circostanze sul caso Manca è dell’ottobre scorso, e fino a pochi giorni addietro era stato secretato. Ma a quanto pare i due magistrati antimafia lo avevano già inviato alla Procura di Roma, dove il caso Manca è stato riaperto dopo una denuncia presentata dai legali Ingroia e Repici.

E non si tratta dell’unico verbale che i due magistrati peloritani hanno dovuto trasmettere dopo le dichiarazioni di D’Amico, perché per competenza ex art. 11 c.p.p., ovvero per dichiarazioni che riguardano magistrati, anche alla Procura di Reggio Calabria sono arrivati di recente alcuni stralci di verbalizzazioni.

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Trazzere

Pur rimanendo iscritto all’ordine del giorno dei lavori parlamentari, il disegno di legge per la valorizzazione del demanio trazzerale torna in commissione Attività produttive che esaminerà gli emendamenti, alla presenza dell’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici. È quanto stabilito durante la seduta dell’Ars. Oggi la commissione Attività produttive, presieduta da Giuseppe Laccoto (Pd), nominerà il relatore del ddl.

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