Catania

Mario Ciancio pienamente scagionato da ogni accusa infamante

Disposto il non luogo a procedere dal gup di Catania

Mario Ciancio pienamente scagionato da ogni accusa infamante

 Il Gup ha disposto il non luogo a procedere per l’editore e direttore de La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, nell’inchiesta in cui era imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Per il Gup di Catania, Gaetana Bernabò Distefano il fatto non è previsto dalla legge come reato. L’udienza era stata caratterizzata dagli interventi dei legali della difesa, gli avvocati Carmelo Peluso, del foro di Catania, e Francesco Colotti, dello studio di Giulia Bongiorno. In precedenza la Procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma il Gip Luigi Barone in udienza camerale aveva sollecitato nuove indagini. I Pm avevano quindi presentato la richiesta di rinvio a giudizio e nell’avviso di conclusione delle indagini la Procura di Catania sottolineava che «la contestazione si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni ’70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti» e «riguardano partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risultano coinvolti forti interessi riconducibili all’organizzazione Cosa nostra» e in particolare a un centro commerciale. Nel procedimento si erano costituiti come parte civile l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, con l’avvocato Dario Pastore, i due fratelli del commissario della polizia di Stato Beppe Montana, ucciso dalla mafia, Dario e Gerlando, con il penalista Goffredo D’Antona, e Sos Impresa, associazione antiracket di Confesercenti, con il legale Fausto Maria Amato.

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