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Mazzette a Messinambiente, 5 arresti

Cinque persone sono finite agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Messina sulla gestione di Messinambiente Tra gli indagati anche l’ex amministratore unico e liquidatore della società Armando Di Maria

Mazzette a Messinambiente, 5 arresti

L’inchiesta è nata dalla denuncia del sindaco Accorinti che qualche mese dopo il suo insediamento a Palazzo Zanca, nel 2013, aveva sottolineato alcune anomalie nella gestione di Messinambiente. Il primo cittadino aveva, infatti, invitato la procura a indagare sui conti di una delle partecipate del comune, quella che si dedica alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Le successive indagini, che hanno preso in analisi, il periodo tra il 2009 e il 2014, hanno dimostrato che in questi anni c’è stato uno spreco di denaro pubblico, costi gonfiati, secondo l’accusa, per mantenere in piedi quello da più parti era stato definito un carrozzone. E a pagare un conto salato i messinesi con bollette altissime. Cinque persone, con l’accusa di corruzione, sono finite agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Si tratta di Armando Di Maria, ex amministratore Unico e poi liquidatore della società Messinambiente spa e  del 45enne Antonino Inferrera funzionario amministrativo-contabile, del broker Antonio Buttino, di Marcello De Vincenzo, titolare della Mediterranea Srl e Di Francesco Gentiluomo, titolare dell’omonima società. Ad eseguire la misura cautelare polizia e carabinieri. Il provvedimento è stato emesso da Gip Giovanni De Marco su richiesta del Procuratore Aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Stefania La Rosa.

Attraverso consulenze contabili e indagini bancarie è stato possibile ricostruire tutti i passaggi dell’intricata vicenda. In particolare, sotto la lente d’ingrandimento, è finito l’operato di Armando Di Maria, definito dalla procura come soggetto privo di qualsiasi competenza manageriale e quindi inadatto a ricoprire incarichi di vertice così delicati. La sua inadeguatezza sarebbe emersa, ad esempio, quando Di Maria decise di demandare ai privati servizi di competenza dell’Ente come la raccolta rifiuti per lungo tempo affidata alla Seap di Agrigento oppure la manutenzione di mezzi e cassonetti demandata a ditte esterne, tra cui la Mediterranea e la Gentiluomo. Secondo l’accusa ad indirizzare Messinambiente Antonino Inferrera, definito braccio destro di Armando Di Maria capace di influire sulle scelte delle ditte esterne da chiamare e sull’ordine preferenziale dei pagamenti da eseguire a ditte amiche senza che ci fosse una contropartita in termini  di efficienza ed economia del servizio reso. Ad Inferrera viene contestata la creazione di due società fittizie in cui confluivano le tangenti dei costi gonfiati sotto forma di servizi e consulenze.

Ai domiciliari anche il broker Antonino Buttino che si occupava dell’assicurazione dei mezzi di Messinambiente,  la maggior parte dei quali rimaneva ferma nell’autoparco, spesso senza un apparente motivo. Buttino avrebbe incassato, in tre anni,  350mila euro.

Tra le altre anomalie riscontate nella gestione anche incentivi per migliaia di euro dispensati dagli ex  vertici di Messinambiente a uomini chiave del servizio. Pratica scomparsa con l’avvento di Alessio Ciacci.

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