Regione siciliana

Assemblea taglia fondi
e privilegi ai deputati

Sull'onda del caso Fiorito che sta soffiando sul vento dell'anti-politica e nel pieno della campagna elettorale per il rinnovo dell'Assemblea regionale, il Parlamento siciliano ha deliberato tagli per 4,1 milioni di euro. Una sforbiciata che si rifletterà sulla basta paga dei 90 onorevoli siciliani.

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Il provvedimento è stato varato all'unanimità dal Consiglio di presidenza, convocato d'urgenza anche alla luce dell'inchiesta aperta dalla Procura di Palermo che sta indagando per capire come vengono spesi i fondi dai gruppi parlamentari: 62,5 mln assegnati ai partiti nel corso della legislatura appena conclusa. Se nel pieno delle sue funzioni l'Ars non era riuscita a incidere fino in fondo sui tagli, c'ha pensato oggi l'ufficio di presidenza a ridurre rimborsi e privilegi dei parlamentari in una fase in cui l'Assemblea formalmente è sciolta per via delle dimissioni, due mesi fa, del governatore Raffaele Lombardo, e buona parte dei deputati uscenti è in campagna elettorale per tentare di riconquistare lo scranno. Un intervento "amministrativo" dunque col quale s'intende dare un messaggio in un clima davvero difficile per la politica. Con un colpo di penna sono stati cancellati i rimborsi per le spese telefoniche, quelli postali e per le connessioni attraverso i tablet. Del 30% è stata ridotta l'indennità di carica per il presidente dell'Ars, i vice presidenti, i deputati-questori, i deputati-segretari, i presidenti di commissione: il presidente dell'Assemblea, per esempio, riceverà 3.700 euro in meno (da 7.700 a 4 mila euro lordi). Intervento tranchant anche per i rimborsi forfettari delle spese di viaggio, che costavano 10 mila euro all'anno per singolo deputato. L'indennità di trasporto, cioé i rimborsi sempre forfettari, per i deputati che si recano nel luogo di lavoro è stata diminuità del 50%. Per i "portaborse" invece avranno 1.000 euro in meno al mese: il contributo passerà così da 4.100 a 3.100 euro, con la novità che d'ora in poi questa spesa dovrà essere certificata da società specializzate, difficile che lo faccia la Corte dei Conti, in quanto non è previsto dallo Statuto autonomistico. Meno trasferimenti vanno anche ai gruppi sotto la voce 'contributo unificato' quello gestito interamente dai partiti in quanto associazioni di diritto privato e che sfuggono al controllo dell'Assemblea: ogni singolo deputato non riceverà più 3.750 euro ma 3 mila euro al mese, con un risparmio di 650 mila euro all'anno per le casse dell'Ars. In totale ai gruppi andranno 3,4 milioni, anziché 4,05 milioni. Che i tagli siano stati apportati malvolentieri lo si evince dai commenti di alcuni componenti del Consiglio che pur avendo votato a favore sbottano: "Così non ce la faremo, i soldi non basteranno. Sia chiaro..". "A questo punto - aggiunge un altro deputato - il Parlamento può chiudere". E incalzato dai cronisti, che chiedono la pubblicazione on line delle consulenze con i relativi compensi, anche il presidente dell'Ars, Francesco Cascio (candidato alle prossime regionali, sempre col Pdl), sbuffa: "Volete anche il mio gruppo sanguigno? Quando finirà questa morbosità". Mentre rispetto ai 'fondi riservati' (300 mila euro all'anno circa), che ha gestito durante i cinque anni di legislatura, afferma: "Nessuno mette i soldi in tasca, sono in condizione di giustificare ogni spesa: vi assicuro che non ho ristrutturato la casa in campagna né ho comprato una Porsche". Cascio ha consegnato alla Procura alcuni documenti contabili del Parlamento: "Stiamo offrendo la massima collaborazione. Ma sulle spese dei gruppi parlamentari non abbiamo alcuna competenza, trattandosi di associazioni di diritto privato. Sono loro che devono giustificare le spese ai magistrati".

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