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Sicilia, è partita
la corsa alla successione

Ci sono 46 parlamentari votati al suicidio? Un eventuale diktat da Roma potrebbe fare cambiare idea a chi sa di doversi invece difendere la poltroncina perché nessuno gliela garantirebbe in futuro?

Sicilia, è partita
la corsa alla successione

Rosario Crocetta

di Mario Primo Cavaleri

L’aria che tira sembra preludere al capitombolo. Ma non ci sarà, pur se c’è chi lavora lucidamente all’obiettivo. Il flop delle Amministrative da un lato lo consentirebbe dall’altro è esso stesso un freno per timore di effetto boomerang. Il Pd è allo sbando: s’interroga, sbraita, non sa come uscirne.

L’ultimo Crocetta-ter, co-regista il renziano Davide Faraone, se da una parte ha tacitato i recalcitranti nel Pd che premevano per ridimensionare Crocetta, dall’altra non ha smorzato le aspirazioni di chi, diventato nel frattempo sottosegretario alla Pubblica istruzione, non faceva mistero di mirare a Palazzo d’Orleans, accreditandosi come leader unico nella “leopolda siciliana”.

Dopo il lungo tirare a campare delle esperienze precedenti, il “ter” ha però mostrato subito i suoi limiti: niente marcia in più nell’azione di squadra; riforme al palo; assessori svogliati; dialogo con Roma, mediato in vario modo ma con modesti esiti. La Finanziaria ha fatto il resto.

Così, all’appuntamento con le Amministrative e segnatamente con quelle a Gela, il governatore, già solo, è stato abbandonato a se stesso. Il risultato lo conosciamo: la corazzata Potemkin Pd è stata annientata da un simpatico grillone nuovo alla politica, armato di pistolotto ad acqua.

Scaricare su Crocetta ogni responsabilità per disarcionarlo adesso, sarebbe sleale oltre che politicamente maldestro. Di contro, tirarsi fuori e ribaltare le accuse come tenta di fare il governatore è poco credibile.

Hanno perso entrambi e insieme, pro quota. Se non è chiaro questo dato, il rischio è di procedere verso altre clamorose débacle.

Intanto la partita si fa cruenta, è già scattata la corsa alla successione, non si sa bene con chi e con quali tempi, visto che Crocetta non è “osso facile” e obtorto collo bisogna fare i conti con lui. Se il Pd medita di sfiduciarlo s’inerpica per un sentiero insidioso. Intanto: ci sono 46 parlamentari votati al suicidio? Un eventuale diktat da Roma potrebbe fare cambiare idea a chi sa di doversi invece difendere la poltroncina perché nessuno gliela garantirebbe in futuro?

Seconda ipotesi: mettere in difficoltà l’Esecutivo, tagliando i fondi attesi. Ma sarebbe miope da parte di Roma ed elettoralmente controproducente.

La terza variabile, ricondurre a più miti consigli l’inquilino di Palazzo d’Orleans invitandolo a togliere l’incomodo, è impensabile persino a fronte di eventuali allettanti incarichi di rango nazionale.

Crocetta non mollerebbe e fa bene a giocarsi a questo punto il tutto per tutto. Non ci sta ad accollarsi l’intera responsabilità di una barca che non va perché nessuno rema, anzi qualcuno rema contro e concorre alle falle.

Solo che il Pd, pur non avendo brillato neppure a Sala d’Ercole per iniziative da ricordare, sa bene che di questo passo sarà un lento spegnersi e avrà ben poco da dire al momento delle Regionali. Idem Crocetta.

L’azione antincendio di Totò Cardinale tra i Democrat è iniziata: ha già messo in guardia gli uni con severo avvertimento all’altro. Basterà?

Il fatto è che da tempo si tira a vivacchiare, non si parla il linguaggio della serietà e del fare, si alimenta il solito teatrino. Gongolano i grillini e in prospettiva chissà, magari Salvini, unico superstite nel centrodestra.

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