sicilia

Lombardo reagisce "Il massacro finirà presto, lascio fra un mese"

All'indomani del "colpo di scena" nell'aula del Tribunale di Catania, Lombardo convoca la stampa per fare sentire le sue ragioni e rispondere a tutte le domande sull'inchiesta che pensava potesse chiudere la sua vicenda giudiziaria. Invece la richiesta di aggravante per avere favorito la mafia, formulata ieri dalla Procura - attacca il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo- "blocca il processo e fa tornare tutto indietro"

raffaele lombardo

Usa la metafora del gioca dell'oca per far capire di essere tornato al punto di partenza, proprio quando era sicuro di trovarsi a un passo dall'assoluzione nel processo di Catania per reato elettorale. Ma la richiesta di aggravante per avere favorito la mafia formulata ieri dalla Procura, attacca il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, "blocca il processo e fa tornare tutto indietro". Tempi più lunghi dunque, ma che non avranno ripercussioni sulla sua "decisione politica". "Questo massacro finirà presto, ribadisco che lascio il 28 o il 29 luglio, anche se le dimissioni potrebbero essere anticipate per fatti indipendenti la mia volontà. Mi riferisco alla sfiducia". All'indomani del "colpo di scena" nell'aula del Tribunale di Catania, Lombardo convoca la stampa per fare sentire le sue ragioni e rispondere a tutte le domande sull'inchiesta. Appare tranquillo il governatore, ma altrettanto sorpreso per "la giornata incredibile vissuta ieri" che definisce "kafkiana". Perché "ero convinto che il processo si sarebbe concluso presto con una assoluzione, tant'é che i miei avvocati stavano andando dal giudice monocratico per chiedere un'accelerazione in modo che si potesse chiudere il 12 luglio". Nei confronti dei magistrati continua a esprimere "fiducia", ma fa fatica a usare parole concilianti quando ricorda di essere passato in due anni da richieste di archiviazione, all'imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa, dal reato elettorale all'aggravante del favoreggiamento alla mafia. "Non c'é da scandalizzarsi di quello che succede a Catania se pensiamo alla situazione che vive il capo dello Stato", dice. "Quello che non mi spiego - continua - è proprio la tempistica. Quell'aggravante si basa sulle dichiarazioni dei pentiti Di Gati e D'Aquino. Ma quelle dichiarazioni, se non sbaglio, erano state depositate già il 29 marzo". Non solo, "la cosa più assurda è che questa aggravante consisterebbe in una sorta di 'intimidazione di quartiere', di voto d'opinione mafioso". Poi aggiunge: "In due anni non sono mai stato interrogato dai magistrati, ho dovuto concedere deposizioni spontanee o sottopormi a conferenze stampa per far conoscere le mie ragioni". E azzarda sospetti quando parla del geologo Giovanni Barbagallo, agli arresti domiciliari, ritenuto dagli inquirenti il colletto bianco che avrebbe fatto da tramite tra politici ed esponenti mafiosi a Catania. "Mi dicono che gli vengono somministrati psicofarmaci, e che stranamente la terapia viene interrotta due-tre giorni prima di interrogatori e deposizioni. Pare che venga sottoposto a qualche pressione". Fin qui la vicenda giudiziaria. Quella politica, invece, è a un bivio. Lombardo è netto: "Interromperò con la politica bruscamente, come ho fatto quando fumavo quaranta sigaretta al giorno". Domani potrebbe consumarsi il suo ultimo intervento da leader. A Palermo è in programma l'assemblea congressuale del Mpa, la sua creatura. "Ora che opportunisti e doppiogiochisti se ne sono andati, il Movimento è composto da persone per bene, ha bisogno di essere ristrutturato". E Lombardo? "Parteciperò all'assemblea, ma da spettatore. Sarà l'ultima occasione di confronto con più di due-tre persone". L'aspetta la campagna, la sua passione. (ANSA).

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