REGGIO CALABRIA

Affari dei rifiuti, i Piromalli verso il processo

Affari dei rifiuti, i Piromalli verso il processo

’Ndrangheta, rifiuti, appalti e tangenti. Si avviano al processo i dieci indagati dell’inchiesta “Metauros”, l’operazione della Procura distrettuale antimafia di Reggio che ha svelato il business dei rifiuti con epicentro a Gioia Tauro dove la potente dinastia mafiosa dei Piromalli aveva messo le mani sul termovalorizzatore e sulla Iam, la società che si occupa della depurazione delle acque nella Piana. Ci sono anche i Piromalli, l’ex sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle (coinvolto nell’indagine come imprenditore del settore smaltimento rifiuti), l’avvocato Giuseppe Luppino (ex presidente del Consiglio d’amministrazione di “Piana Ambiente” e consulente esterno dell’ufficio legale del Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Calabria), e il boss di Siderno, Giuseppe Commisso “u mastru”, nel mirino del sostituto Dda, Giulia Pantano. L’avviso conclusione delle indagini preliminari è stato notificato, con diversi carichi di accuse (dall’associazione mafiosa e concorso esterno, all’intestazione fittizia di beni e traffico organizzato di rifiuti) a Gioacchino Piromalli (Gioia Tauro, 49 anni), meglio noto come “l'avvocato”; i fratelli Giuseppe, Domenico e Paolo Pisano (Gioia Tauro, 45, 49 e 39 anni); Saverio Fondacaro (Gioia Tauro, 41 anni); Giuseppe Luppino (Gioia Tauro, 69 anni); Rocco La Valle (Villa San Giovanni, 55 anni); Francesco Barreca (Reggio Calabria, 39 anni); Ilenia Giuseppina Coco (catanese di Caltagirone, 38 anni); Giuseppe Commisso (Siderno, 71 anni). Tutti avranno adesso, a partire dal giorno della notifica della provvedimento, i tradizionali venti giorni di tempo «per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposta ad interrogatorio».

Secondo l’accusa erano affari da capogiro per le ’ndrine della Piana di Gioia Tauro mentre gli imprenditori erano costretti a sborsare tangenti per poter lavorare. E ciò che avveniva a Gioia Tauro, omaggiando i vertici della cosca Piromalli ed accordandosi con Gioacchino Piromalli, si ripeteva nella Locride. A Siderno bisognava trovare l'accordo a Giuseppe Commisso come si evince dalle devastanti le dichiarazioni dell'ex manager (responsabile tecnico della società “Fata Morgana”, società di Reggio che si occupa della gestione dei rifiuti solidi urbani) ed adesso collaboratore di giustizia, Salvatore Aiello, che si recò personalmente – stando ai suoi racconti – per chiedere al “Mastro” «il permesso di poter “accedere” sul territorio su cui aveva giurisdizione mafiosa, partecipando alla gara di appalto per l’esecuzione di alcuni lavori». Tra le tante conversazioni intercettati il pool della Dda ha valorizzato anche questa: «Vi devo chiedere una gentilezza... siccome lì abbiamo tutti i lavori... insomma, noi avevamo il piacere se... di venire da queste parti a lavorare».

Tra gli indagati anche Ilenia Giuseppina Coco perchè «nella qualità di pubblico ufficiale ovvero di ispettore di Polizia, in servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Palmi, in legittimo possesso delle credenziali di accesso, abusando dei poteri derivanti dalla sua funzione, si introduceva nella banca dati interforze degli organi di polizia, prendendo cognizione, per finalità estranee a quelle d’ufficio, di dati riservati».

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