REGGIO CALABRIA

La Viola dal sogno all'incubo: è retrocessione

Il tribunale nazionale condanna la società neroarancio per il caso fideiussione

La Viola dal sogno all'incubo: è retrocessione

Il delitto perfetto. Neanche Alfred Hitchcock sarebbe stato così bravo a decretare in meno di ventidue ore la morte dell’entusiasmo per un risultato sportivo straordinario. Ieri sera poco dopo le 20, quattromila spettatori gioivano per il ritorno dei playoff per la serie A, dopo diciannove anni esatti, e una trafila faticosa dai fanghi e i debiti della B2 fino alla serie A2 delle ultime tre stagioni.

Cori d’amore per condire giocate d’alta scuola, ovazioni e applausi, perché il campo il suo verdetto l’aveva già espresso. Poi l’apprensione per una giornata che si sperava tenesse conto di colpe e anche delle attenuanti, dentro una stagione da incorniciare. Inizia il processo a Roma, un’ora scarsa di discussione, poi il tempo di un caffè e una sigaretta dall’uscita dall’aula, arriva la sentenza, una mazzata incredibile. Per tutti, nessuno escluso, per chi crede alla buonafede di un imprenditore che ha sborsato quasi cinque milioni di euro e mandato tutto in fumo per un assegno da cinquemila dato alla persona sbagliata, per chi non crede a niente e nessuno e sente mancarsi il terreno sotto i piedi.

La sentenza, in un amen, avalla in toto le richieste della Procura. Trentaquattro punti di penalizzazione (e di fatto retrocessione matematica in B), tre anni di inibizione a Gian Cesare Muscolino (proprietario), un anno a Raffaele Monastero (presidente).

Cronaca di giornata

Alle 11,25 arriva puntuale la mail della Lega Pallacanestro che annuncia restituzione dei centomila euro di deposito cauzionale versati la scorsa settimana in sostituzione della fideiussione contestata ai reggini a marzo. In quel momento Monastero è già nello Studio Clarizia, in attesa che il volo da Lamezia Terme con a bordo Muscolino, atterri a Roma per spostarsi insieme a via Vitorchiano 113. Si comincia con un’ora di ritardo, dopo le 15 (udienza fissata alle 14), per via di un rimando della Procura, rappresentata da Scarpati (assente il procuratore Lucente). La commissione giudicante presieduta dall’avv. Romagnoli inizia la seduta alla presenza di tutto il collegio difensivo neroarancio – prof Clarizia e avvocati Allegro e Benedetto – con patron Muscolino e presidente Monastero in aula. La Procura chiede la pena con un criterio singolare: ovvero 34 punti, tanti quanti si riveleranno i punti per rendere matematica la discesa in cadetteria. Caffè e sigaretta per allentare la tensione e attendere il giudizio, che arriva presto, col dispositivo funesto equivalente alla richiesta.

I prossimi passi

Ovvio il ricorso del club che continua a professare la sua innocenza. Gli avvocati di difesa, dopo il deposito delle motivazioni del Tribunale (entro dieci giorni), avranno quindici giorni per richiedere la sospensiva dell’esecutività della pena con un ricorso d’urgenza. L’obiettivo sarà quello di presentarsi davanti alla Corte Federale di Appello prima dell’inizio di playoff e playout (29 aprile). L’ultimo grado di giustizia sarà l’Alta Corte del Coni che ha già ribaltato in passato sentenze di merito. E potrebbe non finire qui, con lo spettro del Tar che poteva essere evitato da tutti. Non solo dalle eventuali colpe della Viola.

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