Nel Reggino

Una vendetta scatenata da cause passionali dietro la sparatoria di Motta San Giovanni

IL GUP HA RESO NOTO LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Condannati l’aggressore e l’accompagnatore Cruciali le intercettazioni ambientali e telefoniche

Una vendetta scatenata da cause passionali dietro la sparatoria di Motta San Giovanni

Due condanne (Mario Antonio Franco, 9 anni; Fabio Malara, 1 anno e 4 mesi) e due assoluzioni (a vittima del ferimento, Davide Scollica, e la madre Caterina Esposito) nel processo scaturito per la sparatoria per fini passionali avvenuta a Motta San Giovanni il 9 luglio 2016. Adesso il Gup ha reso note le motivazioni della sentenza.

Nel capitolo riservato alla «valutazione della prova» il Giudice, Davide Lauro, argomenta: «Nel novero dei contributi informativi acquisiti dagli investigatori, le dichiarazioni di un soggetto terzo interessato al quale non può riconoscersi la qualifica di persona offesa di reato, rappresentano, senza dubbio, il punto di partenza dello sforzo ricostruttivo degli accadimenti, maturati in un contesto di degrado ed ostilità verso le istituzioni, in special modo le forze dell’ordine (si vedano le singolari, e ripetute, considerazioni della Esposito che non intendeva recarsi alla convocazione), nella anteposizione della vendetta privata all’intervento statuale. Ciò posto, deve osservarsi in primo luogo che esiste una solida convergenza dimostrativa in ordine al nucleo essenziale dei fatti, come descritto da l soggetto terzo in più punti riscontrato dalle attività tecniche e di riscontro e, seppure in minor ampiezza, da ulteriori contributi dichiarativi (ovviamente quelli non gravati da mendacio)».

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