OPERAZIONE MANDAMENTO

Pax di Locri, la "ratifica" con la supervisione dei Commisso

Nelle intercettazioni riscontri sul summit di 'ndrangheta e i suoi partecipanti

Pax di Locri, la "ratifica" con la supervisione dei Commisso

Per la ratifica della “pace di Locri” fra i Cordì e i Cataldo, sarebbero intervenuti almeno sei esponenti della ‘ndrangheta della Locride. È quanto riportato agli atti della maxi inchiesta “Mandamento Jonico” eseguita dai carabinieri con il coordinamento della Procura distrettuale antimafia reggina. Il ruolo di “paciere” sarebbe stato assunto da tale Antonio Caridi, originario di Siderno, cittadina “governata” dal clan Commisso, che avrebbe avuto un ruolo attivo nei trattative intervenute tra le due famiglie di Locri. Gli altri contributi sarebbero venuti da tale Raso di Cittanova, dagli Strangio di San Luca, dagli Ietto di Careri e da tale Perre non meglio identificato.

L’argomento della pacificazione locrese, dopo anni di contrapposizione, è uno dei più ricorrenti “intercettati” dai investigatori dei carabinieri presso il “pergolato di preghiera” di Locri, dal quale è stato possibile alla Dda reggina ricavare nuovi elementi. Dai dialoghi viene fuori che clan satelliti ai due “maggiorenti” di Locri non sarebbero stati coinvolti ma posti davanti al fatto compiuto: «Loro se la sono trattata, a me – sottolinea un soggetto del gruppo “Ursino” intercettato nel febbraio 2013 – è venuto a passarmelo per novità e... mi ha chiamato, mi ha detto che così e così...». Verso il termine del confronto l’attenzione dei due conversanti al “pergolato” si spostava, quindi, sui “notabili” che avevano preso parte alla tavola rotonda per stabilire gli accordi di pace. L’elenco era stilato da un componente del gruppo “Floccari”, il medesimo che avrebbe avanzato pretese per alcuni lavori in atto sul Comune di Locri ai quali non avrebbe potuto aspirare proprio in seguito ai nuovi equilibri instauratisi tra le due cosche di vertice del centro jonico reggino.

L’accordo sarebbe intervenuto prima del marzo del 2010, data in cui si colloca un’altra intercettazione, questa alla lavanderia “Ape green” di Siderno dove, come ritenuto dagli investigatori, si sarebbe affrontato la situazione che stava attraversando la “locale” di Locri a seguito della pace tra i Cordì e i Cataldo che si fronteggiavano dal 1967, anno della “strage di piazza Mercato”, seguita negli anni da altre fasi di contrapposizione che ha registrato una lunga scia di omicidi, molti dei quali irrisolti.

Nel complesso delle indagini della Procura antimafia sfociate nell’operazione “Locri è Unita”, del 15 novembre 2010, il gip distrettuale ha evidenziato: «I Cordì e i Cataldo si sono riuniti e l’importante riunione strategica nella quale è stata dopo decenni siglata la pace, è avvenuta anche sotto la supervisione e la partecipazione del Commisso (Giuseppe alias il “mastro”), nella sua veste di vertice della Provincia, che è ben edotto di quanto accaduto, degli accordi raggiunti anche in merito alla spartizione degli appalti che sarebbe avvenuta nella misura del 50% per ciascuna ‘ndrina».

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