LOCRI

L'intercettazione fatale dei fratelli

Omicidio Ronzello, il Gip di Locri evidenzia nell'ordinanza l'indizio che incastra i due Sorgiovanni. E nell’interrogatorio di garanzia Maurizio sceglie di non rispondere

L'intercettazione fatale dei fratelli

Uno degli indizi che hanno portato all’arresto dei fratelli Remo e Maurizio Sorgiovanni, accusati dell’omicidio aggravato di Angelo Ronzello, avvenuto a Monasterace nell’aprile 2010, è un passaggio di un’intercettazione ambientale captata nel novembre del 2014 dagli investigatori all’interno di un’autovettura.

Tra i due fratelli, per come riportato nell’ordinanza del gip di Locri, ci sarebbe stato questo passaggio di interesse investigativo: «R: Mah hai parlato? … adesso ci arrestano a scemo!...».

«M: Io non ho parlato di niente».

E poco oltre «R: mah … di quell’articolo fregatene!...».

Quella mattina i due fratelli Sorgiovanni, per come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, si sarebbero recati presso un’edicola nel centro di Monasterace Marina per comprare un giornale che riportava, al suo interno, una notizia relativa a dei possibili sviluppi investigativi in relazione al delitto dell’allora 25enne commerciante, ucciso la sera dell’1 aprile 2010 a Monasterace.

Secondo il gip l’affermazione «mah hai parlato?» sarebbe da riferirsi a possibili conversazioni intrattenute dall’altro fratello «sulle modalità dell’omicidio … che potevano essere state intercettate dagli investigatori tanto da avere comportato quegli importanti sviluppi investigativi riferiti dagli organi di stampa».

In ogni caso il giudice per le indagini preliminari ritiene che «ci si trova in presenza di una confessione stragiudiziale non mediata ma proveniente dagli stessi indagati, resa in maniera spontanea e nel contesto di rapporti di sangue».

La preoccupazione manifestata, ritiene ancora oltre il magistrato, «è prova della diretta implicazione in esso dei due colloquianti». Ed ancora sul punto : «La rassicurazione fatta da Maurizio Sorgiovanni di non avere parlato costituisce una sostanziale ammissione da parte di entrambi di avere partecipato all’omicidio di Angelo Ronzello».

L’identificazione dei due interlocutori di quella captazione negli odierni indagati avviene attraverso un verbale di riconoscimento vocale, depositato il 29 maggio scorso, dove un investigatore dei carabinieri specifica che «il riconoscimento è basato sull’ascolto delle voci degli interlocutori per un lungo arco temporale e per la conoscenza diretta dei prevenuti».

Altri particolari dell’arresto sono stati forniti nel corso della conferenza stampa che si è tenuta l’altro ieri nella sede del Gruppo carabinieri di Locri, alla presenza del procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio, del sostituto Rosanna Sgueglia, del colonnello Pasqualino Toscani, del capitano Antonio Di Mauro e del maresciallo Antonio Longo.

Ieri mattina, intanto, Maurizio Sorgiovanni, difeso dall’avv. Alfredo Arcorace, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere riservandosi di farlo non appena avrà letto tutti gli atti.

Caso chiuso?

Dopo sette anni di indagini l’omicidio di Angelo Ronzello sarebbe stato risolto dai Carabinieri attraverso intercettazioni ambientali che avrebbero disegnato i contorni e il perimetro che avrebbe portato alla morte del giovane imprenditore. Caso chiuso, dunque. E tuttavia bisognerà attendere le risultanze del processo prima di consegnare la verità giudiziaria agli archivi della storia recente della Locride.

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