reggio calabria

Pesce, il boss che leggeva Proust

Aveva sul comodino molti libri di autori classici e pensatori, Marcello Pesce, il boss latitante arrestato stamani dalla polizia.

Pesce, il boss che leggeva Proust

 "La cosa che più ha destato sorpresa - ha detto uno degli uomini della sezione 'catturandi' della squadra mobile di Reggio Calabria - è stato l'avere scoperto molti libri che Pesce probabilmente leggeva". Tra i volumi sequestrati a Pesce dagli uomini guidati da Francesco Rattà, dirigente della squadra mobile reggina, "La Recherche" di Marcel Proust, "I Detective selvaggi" di Roberto Bolano, "L'età della ragione" di Jean Paul Sartre, libri di Tolstoj, "che lasciano pensare non solo sulla caratura criminale di questo personaggio". "Stamani - ha detto il questore Raffaele Grassi incontrando i giornalisti - ho ricevuto una telefonata di complimenti dal capo della Polizia che ho partecipato al personale protagonista dell'operazione. Marcello Pesce ha un ruolo molto strategico nella 'ndrangheta, e non solo come capo della sua 'famiglia', ma anche come personaggio di spicco nelle strategie complessive dell'organizzazione". "E' una bellissima giornata - ha detto il procuratore Federico Cafiero de Raho - e tengo a rilevare che nessun latitante catturato finora è stato frutto di fonti confidenziali, ma di duro e discreto lavoro della squadra mobile di Reggio Calabria. Lo dico perché non ci sono patti da osservare perché lo Stato si muove esclusivamente per affermare le regole". "L'operazione - ha detto il procuratore aggiunto Gaetano Paci - non era sicuramente scontata dal punto di vista del risultato. Il personale della polizia di Stato si è trovato ad operare in un contesto molto particolare, dentro un quartiere densamente abitato e con il rischio effettivo di un conflitto a fuoco. Fortunatamente così non è stato, ma non si è trattato solo di un caso, ma di un lavoro preparatorio condotto minuziosamente sul terreno fino a conoscere in maniera quasi certa la posizione di Pesce e l'abitazione in cui aveva trovato complicità. Marcello Pesce non si era certamente autorecluso. Anzi, da numerose segnalazioni si muoveva in tutta Europa per mantenere vivi in contatti, soprattutto per i traffici di stupefacenti." Per Rattà Pesce è "un'intelligenza presta al crimine. Non ha opposto resistenza e ha detto di avermi riconosciuto da alcune immagini televisive. Credo che da questo momento - ha terminato il dirigente della squadra mobile - si sia fatto ancora più spazio a Rosarno per le persone perbene". Insieme a Pesce sono stati arrestati Salvatore e Pasquale Figliuzzi, padre e figlio, incensurati, che erano con lui.

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