Gioia Tauro

Gioia, il porto si ferma
ma la soluzione non c’è

Adesione totale allo sciopero proclamato dai sindacati per contestare gli esuberi ma a Reggio si presentano solo poco più di 300 operai. Adesione totale allo sciopero proclamato dai sindacati per contestare gli esuberi ma a Reggio si presentano solo poco più di 300 operai

Gioia, il porto si ferma ma la soluzione non c’è

Adesione alta dei portuali allo sciopero ma a Reggio per il sit-in davanti al Consiglio regionale si presentano poco più di 300 lavoratori. Una presenza molto più bassa delle attese per quella che era considerata una riunione importante per il futuro occupazionale grigio per la più grande infrastruttura calabrese. Alla fine nulla di nuovo. Nessuna soluzione, ma era solo il primo faccia a faccia tra Medcenter Container Terminal e organizzazioni sindacali, e tutto rinviato alla settimana prossima. Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sul avevano proclamato 24 ore di sciopero nel terminal per contestare gli esuberi di Mct (442 eccedenze) e per la mancanza di prospettive rosee dello scalo.

Il vero motivo di ieri, è bene dirlo chiaramente non era fnalizzato a trovare soluzioni per il rilancio dello scalo, al momento tutte fallite. Ma quello di convincere la società di gestione del porto ad attivare gli ammortizzatori sociali con il meccanismo del contratto di solidarietà abbandonando la via della cassintegrazione guadagni per crisi aziendale. Questo perché con la solidarietà si hanno 24 mesi di benefici e quindi un periodo di tempo più lungo per avviare le previste attività diversificative dello scalo e poi perché con lo strumento della cigs per crisi l’azienda avrà la possibilità di avviare la procedura di messa in mobilità del personale nella misura del 70% della forza lavoro giudicata in esubero. Intanto, però, sempre Gastaldo durante la riunione ha precisato che «nessuna procedura di mobilità è in corso; è necessario avviare le procedure per la cassa integrazione guadagni straordinaria per 12 mesi in attesa che su Gioia Tauro diventino realtà gli impegni ed i progetti annunciati dal Governo e quelli finanziati dalla Regione e che nel frattempo perduri sull'impianto una condizione di “pace sociale” che impedisca anche all'unico cliente rimasto a Gioia Tauro di scegliere altri porti».

Tutti i sindacati hanno prospettato come unica strada possibile, visti i maggiori tempi che concede, il contratto di solidarietà, ciò per consentire il superamento della attuale crisi con riassorbimento di tutte le maestranze possibili, ed eventuale realizzazione dei progetti già messi in campo (vedi zes, bacino di carenaggio, etc). Tesi questa supportata anche dal governatore Mario Oliverio che ha dichiarato proficua la riunione: «Credo che la richiesta delle organizzazioni sindacali di assumere il contratto di solidarietà a garanzia dei lavoratori e per avere maggiore tempo a disposizione per la realizzazione dei necessari interventi strutturali, quali il bacino di carenaggio, sia una decisione ragionevole. Mi sono rivolto all’azienda per chiedere di considerare questa proposta, pur nel rispetto delle argomentazioni che ha espresso. Noi dobbiamo in questa fase utilizzare strumenti adeguati per tranquillizzare i lavoratori, per garantirne il reddito».

Le posizioni, però, restano molto lontane anche perché Medcenter Container Terminal è in difficoltà economica, ha troppe perdite e i soci non vogliono più sborsare milioni di euro per ripianarle. Per questo tutto il percorso diventa più difficile e con la Msc, unica compagnia che porta le navi in Calabria che vuole meno operai e sempre più maggiore efficienza.

Adesso se ne riparlerà tra qualche giorno. I nodi restano tutti in piedi così come la tensione tra i dipendenti che non sanno che ne sarà del loro futuro. Il porto di Gioia da sogno produttivo ed economico si è trasformato in fonti di dubbi per tutta la Calabria.

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