reggio calabria

"Sistema Reggio",
17 arresti

C'e' anche il presunto boss Giorgio De Stefano, di 68 anni, capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, tra le persone arrestate a Reggio Calabria nell'operazione "Sistema Reggio" condotta dalla polizia di Stato.

"Sistema Reggio", 17 arresti

 De Stefano, avvocato da alcuni anni in pensione, é il cugino di Paolo De Stefano, capo storico della cosca ucciso nel 1985 nella "guerra di mafia" di Reggio Calabria. La stessa sorte toccò all'epoca anche al fratello di Paolo, Giorgio (omonimo dell'arrestato di oggi), ucciso in un agguato in Aspromonte.

L'avvocato Giorgio De Stefano, dopo avere scontato una condanna a tre anni e mezzo di reclusione inflittagli nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa, attualmente era libero. Secondo gli investigatori, ha sempre rappresentato, e rappresentava tuttora, "l'intellighenzia" della cosca De Stefano, capace di elaborarne alleanze e strategie, con un impronta tipicamente manageriale, individuando le attività criminali più lucrose da mettere in atto

Una ex impiegata precaria dell'ufficio Gip-Gup del Tribunale di Reggio Calabria avrebbe fatto la "talpa" per conto di alcune cosche di 'ndrangheta, fornendo loro informazioni riservate. É quanto é emerso, tra l'altro, dall'operazione "Sistema Reggio" condotta stamattina dalla Squadra mobile di Reggio Calabria. L'ex impiegata, arrestata nell'ambito dell'operazione, secondo quanto é stato precisato dagli investigatori, era addetta, comunque, a mansioni esecutive e non aveva dunque accesso ad atti d'inchiesta riservati. Ciò nonostante, però, le cosche la utilizzavano per raccogliere informazioni. L'ex impiegata é stata arrestata con l'accusa di rivelazione di segreti d'ufficio, con l'aggravante del metodo mafioso.

Noti bar della città, una stazione di servizio per l'erogazione di carburante, una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati per un valore complessivo di dieci milioni di euro. Sono numerosi gli esercizi commerciali sequestrati dalla Polizia di Stato nell'ambito dell'operazione, coordinata dalla Dda, che ha colpito importanti cosche di Reggio Calabria. Secondo quanto emerso dalle indagini gli esponenti delle cosche avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche, operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi soggetti, al fine di eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. L'operazione ha colpito livelli di vertice, ma anche gregari e soggetti contigui alle cosche De Stefano e Franco aderenti al cartello Destefaniano e Rosmini, Serraino e Araniti aderenti al cartello Condelliano, uniti nella spartizione dei proventi derivanti dalle attività estorsive in danno di commercianti ed operatori economici. Nell'operazione sono stati impiegati 250 uomini della Polizia di Stato. Dall'inchiesta è emerso che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato, facendo assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali, nonché la potestà di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri da esse controllati.

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