OPERAZIONE CARTARUGA

Le estorsioni “gentili”
della cosca Rosmini

Con un’indagine vecchio stile della Polizia, in ginocchio il clan egemone nei quartieri di San Giorgio Extra, Ciccarello e Modena. Sferlazza: «Strategia che ricorda quella di Cosa Nostra». Semeraro: «Controllo asfissiante del territorio».

Le estorsioni “gentili” 
della cosca Rosmini

Estorsioni sì, ma con grazia. Quasi a volere guadagnare l’inconsapevole benevolenza della vittima. Gli imprenditori vanno spremuti con delicatezza, inmodo «mite», senza essere passati nella centrifuga. «Estorsioni ragionevoli» dunque nel regno criminale dei Rosmini, ma per tutti, senza sconti, nè eccezioni. E al procuratore Ottavio Sferlazza è sembrato di tornare indietro negli anni e di sentire di nuovo quei vecchi discorsi che facevano i boss di Cosa Nostra a Palermo. «Mi sembra di rivedere la stessa strategia messa a punto negli anni passati dalla mafia palermitana – ha commentato Sferlazza incontrando i giornalisti in Questura –. Lì Cosa Nostra voleva che tutti pagassero il pizzo, magari poco. Ma tutti dovevano pagare. Non erano ammesse eccezioni». Francesco Rosmini, unitamente al cugino Diego (già detenuto), viene ritenuto dagli inquirenti
il capo dell'omonimo clan, è stato arrestato all'alba di ieri dagli uomini della Squadra Mobile diretta da Gennaro Semeraro. Anzi proprio dal cugino Diego, una volta finito dietro le sbarre del carcere di via San Pietro, avrebbe ereditato lo scettro del comando.

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