Reggio Calabria

Archi Cep, il sogno “spezzato” del campo di calcio

Il “viaggio” negli impianti sportivi tocca un’opera inseguita per oltre trent’anni costata 500mila euro e mai entrata in funzione. L’intero perimetro in preda al degrado: recinzioni divelte, erbacce dappertutto, docce e spogliatoi “vandalizzati”

Archi Cep, il sogno “spezzato” del campo di calcio

Un sogno atteso oltre trent’anni. Una speranza che ha visto nascere germogli e, in breve tempo, disillusa da un ginepraio burocratico. Il quartiere Archi Cep, ancora oggi, non si arrende e chiede il diritto ad avere il suo campo sportivo. Il ricordo, ormai lontano, di un campo di calcio nei pressi della parrocchia di Santo Stefano da Nicea è svanito del tutto. In quel rettangolo di terra battuta una volta si vedevano i ragazzi giocare partite del campionato giovanile e dilettantistico.

Poi, si è pensato al sogno di veder realizzato nel quartiere un impianto sportivo completamente nuovo, all’avanguardia. Così, sul finire degli anni ’90, sempre nel quartiere Cep, il Comune ha deciso di destinare una porzione di terreno, in origine pensata per l’ampliamento del cimitero, alla realizzazione di un campo da calcio omologato per disputare il campionato di eccellenza. Una struttura di tutto rispetto, che nel progetto prevedeva gradinate, una recinzione del perimetro, spogliatoi con bagni e docce compresi.

L’opera rientrava in quegli “Interventi urgenti per il risanamento della città di Reggio Calabria”, secondo le disposizioni dell’articolo 2 della legge 246/84, finanziati con i fondi del Decreto Reggio. Nel 2006, l’Ufficio progetti e Leggi speciali nominava funzionario delegato Giuseppe Scopelliti e responsabile del procedimento l’ing. Salvatore Sgrò, e con la gara d’appalto nel settembre dello stesso anno consegnava i lavori, che alla fine raggiungono la soglia dei 500 mila euro. Lavori che si sarebbero dovuti concludere entro un anno. Così è stato.

Nel 2007, infatti, i lavori sono stati eseguiti con tanto di collaudo da parte dei tecnici del comune. Da questo momento in poi, il silenzio cade sul procedimento di consegna dell’opera dal settore Lavori Pubblici all’assessorato allo Sport. La causa di questa interruzione burocratica, pare risieda nell’intervenuta idea di trasformare il fondo del rettangolo di gioco da terra battuta in erba sintetica. Una variante che avrebbe richiesto l’adozione di una delibera, e di conseguenza la ricerca di ulteriori risorse.

Allo stato attuale, l’intero perimetro non assomiglia per nulla a un campo di gioco. Il degrado e la vegetazione hanno preso il sopravvento. Le recinzioni divelte. Erbacce che spuntano attraverso il cemento delle gradinate. Altrettanto degradata è la visione del plesso dedicato a docce e spogliatoi, dove il vandalismo ha espresso il meglio di sé. Porte e vetrate distrutte. Sanitari letteralmente frantumati, tubi spezzati e deiezioni sparse in ogni angolo. Quella che doveva essere una struttura sportiva all’avanguardia destinata all’aggregazione sociale, si è trasformata in una delle tante incompiute che minano ulteriormente l’immagine della periferia cittadina. Mentre, nella parrocchia di S. Stefano da Nicea era stata appaltata la costruzione di un campetto. I lavori, avviati e mai conclusi, non hanno lasciato altro che un rettangolo impraticabile. Come se non bastasse, qualche centinaio di metri più in giù, proprio a ridosso del tratto della via Nazionale che conduce a Gallico, è visibile ciò che resta di un campo di calcio a 5 in erbetta sintetica di proprietà comunale, e la cui gestione è stata richiesta invano dall’Asd Archi Calcio.

Un altro segno di degrado in un quartiere al centro, spesso, di discorsi di recupero sociale ma dove, da sempre, poco fa per creare le condizioni adatte affinché le giovani generazioni, riescano a vivere la società e l’aggregazione soprattutto attraverso lo sport.

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