l'inchiesta

30 minori sottratti
a genitori mafiosi

L'Espresso "Il tribunale dei minorenni di Reggio Calabria è l'unico in Italia ad avere intrapreso la strada dell'allontanamento dai genitori mafiosi. Finora sono 30 i minori sottratti alle cosche e affidati a famiglie o comunità del Nord"

tribunale generico

"C'è un nuovo fronte nella lotta alla 'ndrangheta aperto dai magistrati di Reggio Calabria. Il tribunale dei minorenni è l'unico in Italia ad avere intrapreso la strada dell'allontanamento dai genitori mafiosi. Finora sono 30 i minori sottratti alle cosche e affidati a famiglie o comunità del Nord". E' quanto emerge da una inchiesta che sarà pubblicata dal settimanale L'Espresso in edicola domani. "È una misura - afferma il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho - che non si applica mai in maniera leggera. Chi la critica sostiene che è una intromissione intollerabile nell'ambito familiare. Però dobbiamo capire una cosa: il clan mafioso impartisce ai suoi rampolli regole opposte a quelle naturali". Così, per esempio, se per la giovane B. il codice della 'ndrina prevedeva una vita di segregazione e silenzio, l'intervento dei giudici le ha permesso di realizzare il suo sogno: disegnare abiti. Da qualche mese la ragazza, figlia di un boss della provincia reggina, vive fuori regione, in una località sconosciuta, dove è finalmente libera di seguire la sua passione. "Ci troviamo di fronte a sedicenni - prosegue de Raho - che si comportano già da capi. Hanno entrambi i genitori in galera o latitanti. Lasciamo che le figure adulte continuino ad addestrarli al crimine? Più tardi si interviene più difficile è il cambiamento". Il Presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Bella, evidenzia che "ci troviamo davanti ai figli e ai fratelli di persone processate negli anni Novanta. Questo ci fa pensare che la 'ndrangheta si eredita. Dal 2012 stiamo intervenendo con provvedimenti di decadenza della responsabilità genitoriale e il conseguente allontanamento dei figli minori dal nucleo familiare. L'obiettivo è interrompere la trasmissione culturale". L'intervento del tribunale però non è indiscriminato. Il "salvataggio" scatta solo quando gli inquirenti entrano in possesso di notizie sull'educazione mafiosa impartita ai figli. Informazioni che i pm girano al tribunale e alla procura dei minorenni. Solo a quel punto si mette in moto il meccanismo che potrebbe portare all'allontanamento.

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