Siderno

"Era una lobby gestita dal Mastro"

Clan Commisso e amministrazione. «L’organizzazione perseguiva i suoi fini e ne ricavava ulteriore consenso»

"Era una lobby gestita dal Mastro"

La conferenza sta

l «metodo mafioso» indossa la cravatta e si «mimetizza» per utilizzare a suo vantaggio non più la violenza, ma gli stessi poteri dello Stato, attraverso particolari «figure di associati» che si impegnano in politica o attraverso l’attività di politici non affiliati, disposti a «collaborare all’attuazione del programma associativo». È uno dei passaggi della sentenza nel troncone dell’ordinario del processo “Falsa politica”, in cui si sono registrate 2 assoluzioni e 5 condanne a 52 anni di reclusione. I giudici di Locri richiamano l’esame di alcuni precedenti giudiziari da dove «appare ampiamente dimostrata l’esistenza di una cosca “Commisso” operante sul territorio del comune di Siderno che, nel corso degli anni, si è sempre occupata anche della gestione “amministrativa” del suo territorio». In questo contesto Giuseppe Commisso, detto “il mastro”, processato in “Crimine” ma non è imputato in “Falsa politica”, viene indicato dal collegio quale «personaggio centrale, da sempre attributario di “cariche speciali”», intercettato all’interno della lavanderia “Ape green” di Siderno le cui conversazioni precedenti alle elezioni regionali del 2010 vengono definite «significative» perché «i vari possibili candidati si presentavano a lui come se fosse il segretario di un partito o il rappresentante di una importante lobby, per verificare la sua disponibilità a sostenerli e, in alcuni casi, addirittura per ricevere il permesso a candidarsi».

L'approfondimento nell'edizione in edicola della Gazzetta del Sud

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