Siria

Bombe contro convoglio,
illeso inviato Ansa

Due ordigni artigianali sono esplosi al passaggio di un convoglio di tre auto che scortava l'inviato dell'Ansa Claudio Accogli a Daraa, 100 chilometri a sud di Damasco.

Bombe contro convoglio,
illeso inviato Ansa

Due ordigni artigianali sono esplosi al passaggio di un convoglio di tre auto che scortava l'inviato dell'Ansa Claudio Accogli a Daraa, 100 chilometri a sud di Damasco. La prima auto è stata investita dall'esplosione, un poliziotto è morto e tre sono stati feriti. Pochi danni all'auto di Accogli che è illeso.

ONU A DAMASCO, ANCHE OGGI NO MONITORAGGIO - Anche oggi gli osservatori dell'Onu non effettueranno nessun monitoraggio del cessate il fuoco in Siria. Lo ha detto all'ANSA la portavoce Onu a Damasco. Dall'opposizione "non è ancora" arrivata alcuna garanzia ufficiale per la salvaguardia dell'attività degli osservatori.
"Oggi non effettueremo alcun monitoraggio, e gli osservatori rimarranno nelle loro basi a Damasco", ha detto la portavoce Sausan Ghosheh. Dall'opposizione siriana intanto "non è ancora arrivato un impegno formale a garanzia della salvaguardia degli osservatori" ha aggiunto Ghosheh. Nella notte, il generale Robert Mood nel corso della conferenza stampa a New York dopo il briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla missione in Siria, ha affermato che "mentre il governo siriano negli ultimi giorni si é impegnato a garantire la sicurezza e la libertà di movimento degli osservatori, dall'opposizione non c'é stato alcuna affermazione in tal senso".

"Una transizione politica in Siria con Assad ancora al potere è impossibile": lo ha detto il presidente americano, Barack Obama.

TERZI, PRONTI A MAGGIORE PRESENZA ITALIA - "In Siria ci siamo già con gli osservatori Onu, ma siamo disponibili a contribuire, e ad essere più presenti, se ci fosse una nuova missione": lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi a Radio Anch'io.

ONU, VIOLENZA AUMENTA. OBAMA A HU, COLLABORIAMO - La situazione in Siria è divenuta troppo pericolosa per i 300 osservatori dell'Onu, che solo nell'ultima settimana sono stati presi di mira con armi da fuoco almeno una decina di volte: lo ha detto il capo della missione Onu in Siria (Unsmis), il generale norvegese Robert Mood, durante una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui ha inoltre sottolineato che la violenza, invece di diminuire, "é in aumento". Quasi allo stesso tempo, il presidente americano Barack Obama ha chiesto al presidente cinese Hu Jintao la collaborazione della Cina per fermare il bagno di sangue, così come aveva fatto ieri con la Russia incontrando, sempre in Messico a margine del G20, il presidente russo Vladimir Putin. "Negli ultimi otto giorni gli osservatori della missione Onu hanno subito dieci attacchi diretti, 100 incidenti di 'fuoco indiretto', e 9 veicoli delle Nazioni Unite sono stati danneggiati o colpiti", ha detto il generale Mood, secondo quanto hanno riferito fonti diplomatiche nel Palazzo di Vetro, aggiungendo che gli atti di ostilità nei confronti della missione Unsmis, che in questo quadro è stata sospesa quattro giorni fa, si sono ripetuti quotidianamente. Il vice rappresentante russo Igor Pankin - il cui Paese assieme alla Cina ha già bloccato due risoluzioni Onu sul conflitto in Siria - ha preso atto delle dichiarazioni del generale Mood, ha anche espresso rammarico per il fatto che la decisione di sospendere la missione degli osservatori sia stata presa senza consultare il Consiglio di Sicurezza. Pankin ha inoltre sottolineato che il regime di Bashar al Assad non è l'unico responsabile della violenza che in 15 mesi ha causato la morte di oltre 14.400 persone. Il generale ha tuttavia affermato, secondo le medesime fonti, che l'uso di artiglieria e armi pesanti lascia pochi dubbi su chi sia stato responsabile degli ultimi massacri. Egli ha inoltre precisato che "sospendere le operazioni in Siria non è stato un gesto politico" e ha affermato che in assenza di un impegno sul rispetto del piano Annan la prosecuzione dei compiti di Unsmis sarà limitata, ma ciò non significa abbandonare la popolazione, verso cui, ha detto, "abbiamo un obbligo morale". In questa situazione la capacità degli osservatori Onu di svolgere il proprio mandato è minima. "Siamo in Siria per risolvere una situazione che non può essere risolta con la forza", ha detto ancora il Generale ai Quindici. "Il piano Annan rimane il punto di riferimento per risolvere la crisi, ma le condizioni sul territorio hanno imposto di sospendere le attività della missione Onu", ha detto dal canto suo il capo delle operazioni di pace delle Nazioni Unite, Herve Ladsous. Il lavoro degli osservatori ha portato alcuni risultati positivi, ma non in questo momento, a causa dell'escalation di violenza. "Tuttavia - ha continuato - abbiamo deciso di non modificare il mandato degli osservatori sino al termine dei tre mesi previsti, che scadranno il 20 luglio. Ora dobbiamo pensare a quali saranno i passi successivi".

PUTIN,SOLO SIRIANI POSSONO DECIDERE SORTE ASSAD
- "Sono i siriani che devono decidere il destino di Assad": lo ha detto il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso della conferenza stampa tenuta alla fine del G20 a Los Cabos, in Messico, sottolineando come su questo "restano differenze con altri Paesi".

ITALIA FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE IN UE di Claudio Accogli La Siria "non è la Tunisia, la Libia o l'Egitto", la comunità internazionale deve impedire la nascita di una 'Kandahar' nella regione e l'Italia ha "un grande ruolo, e deve far sentire la sua voce" in seno all'Unione Europea. E' la posizione del governo siriano, sintetizzata dal portavoce del ministero degli Esteri, Jihad Makdissi. "La situazione è complessa. L'Italia è il nostro più importante partner commerciale - ha detto all'ANSA - e noi crediamo nelle relazioni con il nostro partner mediterraneo.

Ma allo stesso tempo c'é l'Ue, e l'Italia è impegnata a portare avanti la politica di Bruxelles. Speriamo che la voce dell'Italia sia ascoltata di più nei confronti della Siria, in modo di aiutare il Paese invece di limitarsi a imporre sanzioni". Misure restrittive che, non è una novità, il governo di Damasco bolla come "irragionevoli, ingiuste e parziali", auspicando che non finiscano per pesare ulteriormente sulla popolazione. Soprattutto, sottolinea Makdissi, 37 anni di religione cattolica, la Siria non è come i Paesi del Nord Africa, che con l'avvento della "Primavera araba" hanno reagito senza ascoltare ragioni: "Non neghiamo di avere una crisi politica, vogliamo che dai nostri vicini arrivi un aiuto, invece di trasformare la Siria in un'altra 'Kandahar'", ovvero un Paese dominato dall'estremismo islamico.

Su questo tema, Damasco ha le idee chiare: "Qui non c'é più solo governo e opposizione, ma un terzo attore, qui ci sono al Qaida e i salafiti, l'Europa ci aiuti". E nel cambiare la linea di Bruxelles, l'Italia può fare molto, perché, ha ribadito Makdissi, "é un grande Paese, molto importante nell'Unione europea, dovrebbe prevalere il suo buon senso in Europa". Altrettanto importante il ruolo giocato dal Vaticano: il governo siriano apprezza la vocazione umanitaria della Santa Sede, caratterizzata dalla volontà di "costruire ponti" e imperniata sulla "palesata preoccupazione per la violenza crescente".

E per fermarla, spiega il portavoce, la comunità internazionale deve fare pressione su tutte le parti, "compresi i Paesi del Golfo e quelli confinanti" con la Siria, e soprattutto sul Qatar, accusato di aggravare la crisi perché "quando si mandano armi nelle strade non si vuole aiutare i siriani a risolvere la situazione". Quello del Qatar è "un ruolo negativo, speriamo che rivedano la propria posizione in futuro", conclude il portavoce del ministero degli Esteri.

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