MESSINA

La commovente lettera dello zio Emi

La commovente lettera dello zio Emi

“Non invidio a Dio il paradiso.
Sono ben soddisfatto di vivere qui”. Inizia con Federico II la tesina di Fifì. Titolo: Viaggio in Sicilia... alla ricerca della chiave di tutto. Quest’Isola, tante dominazioni, un solo vero indiscusso e inaccessibile sovrano. Il sole. Raniero Maria e Francesco Filippo erano belli come il sole. Erano Principini ereditari del suo calore come lo sono i fratelli, quelli di sangue, quelli elettivi, come tutti questi ragazzi.

Questo viaggio voleva intraprenderlo in moto. Magari accanto al campione di cross Tony Cairoli. Avrebbe di certo indossato degli occhiali a specchio. Figo no? Ganzo.

Occorreva tracciare un percorso. La sua mappa da comporre come un puzzle richiedeva soluzioni pratiche. A supporto Raniero. Un aiuto insolito quella sera. L’ultima sera. Non per l’aiuto (Nanna ne era sempre prodigo) ma per il tipo di aiuto. Raniero così sensibile, così delicato, così immerso nel mistero e nella magia di ciò che si agita dentro e di ciò che ci circonda fuori ... non te lo vedi proprio con le forbici in mano. Raniero con quella mano affusolata così tremula nella tecnica ma così ansiosa di copiosa disponibilità e generosità.

Scriveva bene Fifì. In una storia semplice di Sciascia si legge... l’italiano non l’italiano. L’italiano è il ragionare. Fifì ragionava da adulto. Strabiliava per saggezza. Raniero strabiliava, invece, per la dolcezza dell’incanto.

Fifì era stato ammesso agli esami con otto. Voto di riconoscimento di qualità. Voto di incoraggiamento per esprimerle compiutamente. Puoi dare di più.

Fifì e Nanna erano accomunati dalla curiosità.
E se ... Fifo - tra l’altro - guardava già all’altra metà del cielo, all’universo femminile... Raniero guardava alle costellazioni, alle galassie, al firmamento.

In Raniero vi era stupore e candore. Sembrava voler penetrare il cuore della terra interrogando un fossile o un minerale. “Se vi capiterà mai di incontrare nel deserto un bambino con un serpentello velenoso avvitato alla caviglia che fa la veglia ad una rosa con quattro spine” ... quello è Raniero.

L’ultima cosa che ha imparato Fifì era pizzicare il marranzano. Al vibrare in una sola sorda evocativa acustica nota con la bocca a far da cassa armonica voleva scandire le materie.

Quel che affiorava dalla bocca dì Fifì e Nanna era devozione per la famiglia tutta, adorazione per nonno Filippo, venerazione della memoria di nonno Francesco, lealtà nei confronti degli amici.

La mappa concettuale di Fifì era stata ispirata da una gita a Palermo.
Aveva intuito che questa è terra di chiaro-scuro, di luce e ombra, di miseria e di nobiltà.
La traduzione dell’itinerario concettuale era per immagini in bianco e nero. Ragazze, ragazzi, coloratela di natura e di cultura quest’isola; basta togliere la patina della insipienza, della piccineria, della meschinità. Fatelo anche per Fifì e per Nanna, per i vostri compagni di banco, di classe, di scuola.

Io non sono stato allievo dell’Ignatianum.
Dopo Ferdi, ora Nannino e Fifì ... l’apprezzamento più convinto per la dirigenza ed il corpo docente. Lo faccio in sintesi così. Qui si sperimenta sentimento di solidarietà, accoglienza, identità. Qui non si prende la comunione, qui si è in comunione.

Raniero già ci indica con l’autore de “Il piccolo principe” che occorre essere in comunione con il creato che ci sono altre due stelle che sorridono.
Guardatele tutte però, perché tutte le stelle vi saranno amiche.

Chiara, Giambo, cognati miei, io non so se prevale più il dubbio, il tormento o la rabbia perché ci sono stati strappati così prematuramente ovvero l’amen per il dono ricevuto per il tempo concesso. Questo, proprio non so lo.

Tuttavia, so che continuerete a essere ancora e ancora la stessa famiglia che suscitava tenerezza, ammirazione, rispetto per quei quattro bimbi con i capelli naturalmente mesciati d’oro. Due saranno ancora pettinati da voi. Due non ne avranno più bisogno essendo il loro capo rivestito di luce cosmica.

So anche che attorno al coraggio una intera comunità si ritrova e si rigenera. Vi è bisogno di gesta. Un Paese intero sa vincere così ogni faziosità inutile e sterile. Tuttavia, cogliere l’alta lezione di due eroi. In Raniero Maria vi era la scintilla divina della bontà ogni santo giorno. “Mamma voglio essere buono”.
Se a suscitare emozione riconciliante sono sempre i comportamenti estremi, solo se sapremo riconoscere il valore di miriadi di servitori che in silenzio adempiono al loro dovere... solo se sapremo riconoscere il valore di infiniti esempi quotidiani... solo se sapremo riconoscere l’eroicità di tanti genitori che diuturnamente, anche quando le cose vanno male, dinanzi ai figli offrono il volto della serenità e della speranza in un futuro migliore, solo se sapremo riconoscere questo diventeremo una grande nazione.

Fifì e Nanna sono segno di contraddizione avverso la non civiltà della disarmonia.
In matematica avresti parlato di Pitagora. Oggi parliamo del possente "segno meno davanti alla parentesi della
storia: Cristo".

Infine, se in tutto questo si rinviene qualcosa di giusto occorre dire che se proprio non si poteva evitare ... non poteva andare diversamente.
Ci si smarrisce senza orma che ci precede. Si impazzisce senza ombra accanto. A parti inverse Raniero non si sarebbe sottratto. Magari non avrebbe avuto la energia per tirare a se il fratello e ... allora lo avrebbe rivestito con il suo corpicino come un lenzuolo.

Ehi Fifì questa volta hai dato il massimo. Un massimo epico. Mi piace pensare che ti sei tuffato come il Colapesce che bisognava disegnare tra sirene e delfini. Non sei riaffiorato per abbracciare la colonna della saldezza corrosa dal fuoco.

Nanna viveva per Fifì. Fifì gli ha offerto la sua di vita.
Onore a entrambi. Avete lasciato un testamento di Amore.
Un bacio cuccioletti adorati.
Zio Emi

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